Alto ventos est coeptis utque fecit. Phoebe sine circumfuso arce. Tanto aliis. Matutinis cornua origo formaeque animal mundo. Chaos: fabricator. Natura mundo caesa addidit. Cuncta habendum meis omni ille formaeque emicuit septemque et. Lege fecit aethere porrexerat gentes horrifer formas.

Alto ventos est coeptis utque fecit. Phoebe sine circumfuso arce. Tanto aliis. Matutinis cornua origo formaeque animal mundo. Chaos: fabricator. Natura mundo caesa addidit. Cuncta habendum meis omni ille formaeque emicuit septemque et. Lege fecit aethere porrexerat gentes horrifer formas.

Alto ventos est coeptis utque fecit. Phoebe sine circumfuso arce. Tanto aliis. Matutinis cornua origo formaeque animal mundo. Chaos: fabricator. Natura mundo caesa addidit. Cuncta habendum meis omni ille formaeque emicuit septemque et. Lege fecit aethere porrexerat gentes horrifer formas.

Bon porn escort albi

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In realtà, le illustrazioni, macchine narrative un po' lo sono sempre ma, in questo caso, il loro autore lo ha fatto in maniera un po' più consapevole e scoperta del solito. Già, perché l'autore di quei disegni non è mica per davvero Harris Burdick, l'autore è in realtà Chris Van Allsburg. Qui è conosciuto, soprattutto, per due film tratti da due sue opere: Né Harris Burdick né Peter Wenders che secondo quanto leggo sulla wiki in inglese sarebbe morto a 91 anni nel sono mai esistiti. La cosa un po' sconcertante è che per tutto il pezzo non si adombra neppure velatamente il sospetto che sia una storia falsa.

Complicità del redattore con l'artificio narrativo dell'autore? O piatta cialtronaggine giornalistica? Il fatto che per tutto l'articolo il titolo del libro — nonché nome dell'autore fittizio dei disegni — sia scritto sbagliato mi fa temere per la seconda possibilità ma, per certo, non lo posso dire. Già nel Stephen King aveva cercato di svelare quale fossero gli avvenimenti che stanno dietro all'illustrazione che vedete qui sopra: Si tratta di un disegno inedito di Chris Van Allsburg, datato , che circola in rete perché in tempi recenti e è andato due volte all'asta.

Il prossimo post lo faccio su Diabolik. Le finte storie — dell'autore e del libro — me ne hanno fatti venire in mente altri due, di libri. Se Goldman è uno sceneggiatore cinematografico Chuck Barris è un autore televisivo. Io ho visto il film. Sono sul ciglio di un crinale. Sono anni che non leggo più narrativa fumetti a parte se non in casi del tutto eccezionali e non so ancora se questo sarà uno di quelli.

Del perché non leggo più narrativa non saprei dire bene, non qui almeno. Di sicuro non è stata una scelta. William Goldman è scrittore e sceneggiatore, di suo in Italia è stato pubblicato poco e in catalogo resta solo questo libro qui, ma di film scritti da lui c'è caso ne abbiate visti.

È ancora in attività. Morgenstern gli abbia cambiato la vita. Un romanzo di avventure zeppo di tutto quello che uno di dieci anni vorrebbe leggere. E quando, ormai diventato grande, diventato scrittore e sceneggiatore e diventato a sua volta padre, ha voluto regalarne una copia al proprio figlio, a sua volta decenne, scopre che il padre, nel leggerglielo, si era preso qualche libertà. Le trecento pagine che seguono, quelle che ancora dovrei leggere, sono la ricostruzione di quel libro, quello che gli ha letto suo padre, partendo dal testo originale di Morgenstern.

Anche una quindicina di pagine dattiloscritte per una storia a fumetti di tavole in realtà in formato pocket. Diabolik si accinge a prendere il posto di un altro ladro e al lettore non diciamo chi sia deve prendergli una collana che quell'altro ha da poco rubato. Assistiamo a tre scene di rapimento: Quindi ci viene spiegato che cosa sta succedendo: Ci sono molte ragioni per cui questo blog è abbandonato a se stesso, alcune sono endemiche la mia pigrizia, il fatto che il concepire qualcosa mi appaga quasi quanto l'averla fatta davvero, le mille robe da fare, la pigrizia , altre dovrebbero essere oggetto di analisi terapeutica e, a volte, lo sono.

Ma uno dei motivi principali del languire di quattrocentotré è che io scrivo per lavoro. Scrivo leggo, correggo e riscrivo sempre, a volte anche più di quanto vorrei. Ed è quasi sempre a causa di Diabolik. Certo, fossi meno pigro sarebbe un'altra storia, ma se fossi meno pigro voi stareste leggendo i rovelli di qualcun altro e ciao.

Ma visto che, periodicamente, capita che questo posto mi manchi e che la voglia di scriverci ancora si è riproposta anche in questo inizio d'anno , ho pensato una cosa.

Ho pensato che, forse, se qui, quando capita, mi metto a parlare di quello che scrivo di là, per Diabolik, magari poi mi vengono da scrivere anche altre cose. Niente discorsi su i massimi sistemi, solo chiacchiere di bottega su aspetti piccini e concreti del mio scrivere fumetti. Tra un paio di giorni il primo post, qui. Come ogni sabato pomeriggio la mamma va al posto pubblico per telefonargli.

Mamma — Mi scusi Mamma — Casa Pasini? Mamma già molto alterata — Mi passi mio marito! Voce di donna — Non so di chi sta parlando Mamma ora solo arrabbiata — Allora mi passi mio marito! Voce di donna — Guardi che, qui, l'unico marito che c'è: Mamma determinatissima — Me lo passi! Era successo che mamma si era dimenticata di fare il prefisso di Milano. All'epoca lo 02 o qualsiasi altro prefisso andava fatto solo se si chiamava da fuori del distretto teleselettivo, quindi non si era molto abituati a farlo componendo il proprio numero.

Sono a Roma e, con una mia vecchia compagna di corso quale corso? Ci raccontiamo delle rispettive vite sentimentali: Io, per fare lo spiritoso mah Lei, serafica, risponde no, che la testata si chiama "La tua pigione" e che si occupa di affitti.

Perché fa parte della no- stra vita. Perché le storie non basta solo viverle o immaginarle, ma bisogna anche saperle raccontare. Non vi proporremo il solito mega elenco di duetti e partecipa- zioni che da solo riempie un paio di pagine di Wikipedia.

Andiamo invece più sul difficile, sul personale, sui sentimenti e, ovvia- mente, sulla musica. Perché, il re del blues italiano, il nostro artista forse più amato e rispettato nel mondo è tornato. Sei carino a dir- mi questo e ti ringrazio.

Ma non vorrei neanche generalizzare. Io forse non sono rock e non sono blues. Rinnovare un blues e fare un blues nuovo non ha senso. Nel momento che cambi questi temi non è più blues. Il blues è Robert Johnson, è Muddy Waters. Anche i Rolling Stones sono più blues e, infatti, si parla di British blues. Io sono molto rigido per questo.

Ma non si muove più, non ha più voglia. Ho come V im- pressione che da molti anni le grandi star della musica mondiale non ti facciano una cortesia a suonare e duettare con te, ma che sia il contrario, vedi Bono in questo disco Ma hai visto quante parole ci sono in Street ofSurrender?

Per questa canzone ho dovuto farne una decina. Anche il produttore mi diceva che per un inglese è impossibile. A un certo punto mi ha mandato una versione, che conservo gelosamente, fatta in duetto, in cui canta delle par- ti e mi dice come le intendeva.

Ma faceva fatica anche lui Io devo avere sempre un nuovo stimolo. Vedo tanti colleghi, anche non italiani, nomi storici e artisti enormi, che hanno perso il fuoco, e mi dispiace per loro, perché fanno dei dischi in cui si sente che hanno perso la curiosità, la voglia di inventarsi qualcosa di di- verso e di essere imprevedibili. Non parlo degli intenditori, parlo della massa. A riarrangiarla poi ci hanno provato in molti con scarsi risultati. Stessa cosa per Layla o Sunshine ofyour love.

Se per- di il fuoco questo mestiere qua non è più interessante. Ci sono, purtrop- po, eccezioni a questa regola? Uno che stimo moltissimo è Peter Gabriel. Pur rimanendo se stesso è uno che osa. Non a caso per il disco ho scelto musicisti diversi e molto particolari, perché in ogni brano volevo un certo suono.

Nulla è stato lasciato al caso. Cerchi sempre il controllo quando lavori a un nuovo disco? Ho molta fi- ducia in persone con cui lavoro da anni, o altre come T-Bone Burnett, con cui volevo farlo da tempo, ma i nostri impegni non coincidevano. I musicisti sono sconosciuti da noi, ma sono i migliori in circolazione. E parlo anche di dischi di successo. Ma in generale sono tutti lavori ben riusciti. Picchiato con una mazza fa un suono metallico che ho tenuto in molti brani.

A proposito di ricerca dei suoni So che tutti, ma proprio tutti, ti hanno chiesto il significato del titolo. Chi sono io per non farlo? È anche una cosa tipica dei cori gospel, che io uso spesso nei di- schi. E mi piaceva come suono. Il disco è nero ed è libero come un gatto, che fa quello che vuole. E mi è andato subito bene. Nei brani veloci tendo a sensualiz- zare e sessualizzare la musica. Da cui sono sempre stato influenzato, in primo luogo dalla musica nera.

Guarda Muddy Waters, ma anche gli stessi Rolling Stones. Si tratta di essere più calibrati o meno. I bluesman sono poco calibrati: Insamma, possiamo dire che in questo album c'è lo Zucchero Doc? È più vicino a Oro, incenso e birra che non a Chocabeck, che era più intimo e personale, disco che ho amato e amo, insomma. E per un italiano non è facile nemmeno fame una. Il tour è andato praticamente sold-out in prenotazione un anno fa. Tu hai avuto sempre palchi colorati e pieni di sorprese.

La band sarà molto variopinta ed è ancora in via di definizione. E poi, per esempio, anche una giovane e sconosciuta violinista che ho scovato in un piccolo locale e ho subito invitato a venire in tour con me. Di colleghi con cui c'è da anni un grande feeling d'altronde ne ho parecchi. Ogni volta che faccio qualcosa di particolare li chiamo e fanno di tutto per esserci.

Certi colleghi stranieri, ma anche alcuni italiani, conti- nuano a tenere i piedi per terra e non si atteggiano a grandi star. E devo ancora citare Peter Gabriel. E poi vive a lungo nella casa di Arzachena in Sar- degna, dove per tutti è ormai uno del posto.

Amicizie che hai coltivato in oltre trent'anni di carriera. Cosa ricordi dei tuoi esordi? Ricordo che era un periodo di ribellione dentro di me perché fino a quel momento mi ero sentito dire da direttori generali che non avevo la faccia, non ero bellino. Mi facevano fare la passerella nei corridoi con tutte le segretarie, e chiedevano: Ma i miei provini non vi piacciono? Semplicemente di fare quello che avevo in testa.

E invece di darmi la possibilità mi diedero la libe- ratoria, come ai calciatori. Fammi parlare con il direttore generale. E allora cosa hai fatto? Ci chiudemmo tutti insieme nello studio di Na- rada a Sausalito e in sei giorni facemmo tutte le basi di Zuc- chero e Randy Jackson Band. Tornato a Milano in PolyGram, all'ascolto nessuno pensava che fossi io a cantare.

La mia terza volta a Sanremo, dove mi presentai con tutta la band. Pensa che per quel cappellino rischiai di essere eliminato! La Navigare mi dette cinque milioni per portarlo. Per me erano tanti soldi. Arrivai in finale, ma il pomeriggio di quel giorno la Rai ci disse di fare la prova gene- rale con i vestiti che avremmo messo la sera. Finita la prova mi chiama il patron Ravera e mi dice: Non vorrai mica metterti il cappellino con 10 sponsor stasera?

Perché io ti sbatto fuori, non scherziamo! E io che faccio, ci rimetto cinque milioni? Io che avevo una fame, una bambina piccola, il mutuo ed ero senza una lira!

Situazione di contrabbanda , come ti diceva Jannacci. Vabbè, arrivai penultimo e Ravera non la prese bene e mi fece un culo come un paiolo.

Ma per fortuna il giorno dopo tutte le radio trasmette- vano Donne, che fu la nu- mero uno di quel Festival. Dopo con Blue's sono andato ancora più avanti, avevo preso più fiducia, e ancora di più con Oro, incenso e birra. Hai mai avuto vere grane , denunce o cose del genere? Lo conservo ancora, forse voleva che mi documentassi meglio. Ci andai e mi dissero: E con lui altri tre o quattro che mi chiesero di non farla.

Non il pubblico - arrivavano mutandine e reggiseni - ma gli organizzatori. Difficile spiega- re oggi la portata di un gesto del genere. Io ho sempre fatto quello che mi sentivo, a rischio di pagare di persona. Anche questo, in fondo, è essere blues. Sono queste le armi vin- I centi delle cosplayer, le ragazze che negli ultimi anni stanno conquistando sempre di più anche in Italia.

Tanto che alcune di loro si sono trasformate in autentiche star. Un fenomeno, quello del travesti- mento per emulare le eroine dei cartoni animati, che, partito dal Giappone, dove la passione per manga e anime cartoni animati appunto è davvero spasmodica, sta invaden- do l'Occidente con le sue più acclamate interpreti che si sono costruite un gran seguito fra fiere ed eventi organizzati ad hoc, capaci di solleticare non poco l'immaginario maschile.

Sempre e comunque attraverso il gioco. Tutto il resto non è cosplay. O almeno non secondo i puristi di quest'arte del travestimento. Giada Robin, qui nei panni di Emma, gira il mondo come ospite di festival ed è una vera esperta di manga, anime e videogame, seguitissima sui social network.

Per cui, se da air conditioning otteniamo il giapponese eacon e da smart phone abbiamo sumaphon , da costume play eccoci a parlarvi di cosplay. Ma andiamo con ordine: Alternative accettabili sono divise e uniformi come la maid cameriera in costume ottocentesco o la idol cantan- te e showgirl giapponese. Il play , come dicevamo, sottin- tende che quando si indossa il costume del personaggio con cui ci si identifica ci si muova, ci si comporti e si parli come lui, ma anche che il tutto sia un gioco, divertente e coinvol- gente anche per chi ci guarda.

Esistono addirittu- ra le versioni biancheria intima dei più gettonati costumi, come se i costumi veri e propri non fossero già sexy abbastanza! Sbarca poi negli Stati Uniti, dove i ritrovi di nerd appassionati di Guerre stellari già negli anni '80 attiravano centinaia di fan, e arriva infine a coinvolgere tutto il mondo in una moda che ormai non è più di nicchia, ma attira ai numerosi festival spe- cializzati centinaia di migliaia di appassionati. Per molti interpretare personaggi di manga e anime , fumetti, video- games, film o serie tv è diventato oggi una vera e propria professione, per moltissimi un hob- by, comune a ragazzini di quindici anni come a quarantenni senza alcu- na voglia di invecchiare, che arriva a coinvolgere anche intere famiglie, in divertenti giochi di ruolo in 3D.

Ovviamen- te le assolute protago- niste rimangono loro, le più affascinanti eroine della fantasia e, che siano bionde o more, maggiorate o magre, con succinti costumi o parrucche I giapponesi Reika, donna che veste esclusivamente panni maschili, e il suo collega Goldy, esperto costruttore di armature alla Gundam, vivono del ricavo dei photobook che vendono alle fiere dove sono invitati. Tanto per rimanere in casa nostra, abbiamo come esempio Giada Pancaccini, in arte Giada Robin, che ha un agente che la manda in giro per il mondo come ospite alle fiere di vide- ogame e tecnologia, con tanto di sponsor, oppure Giorgia Vecchini, in arte Giorgia Co- splay, che dai servizi fotografici in cosplay, dopo la vittoria dei Mondiali a Nagoya, è passata a lavorare in tivù.

Una, invece, che non ha come professione principale quella di cosplayer, ma che ha pure un bel seguito, è Eriko, una cantante giapponese che gira il mondo cantando le sigle dei cartoni animati che impartisce sexy lezioni di giapponese su Youtube.

Sono solo alcune delle più interessanti interpreti del cosplay e dell'arte del gioco e della seduzione che rappre- sentano. Perché anche questo è un modo per essere donne: Un'arte che da sempre noi uomini apprez- ziamo molto.

Pamela è una pioniera del cosplay italiano. Il suo primo costume risale al Ma dove possiamo vedere le icone più sexy del cosplay? I festival del fumetto rimango- no il luogo di ritrovo preferito di cosplayer, fotografi e appassionati, e ne esistono ormai di tutti i livelli e le dimen- sioni, ma sono i festival più grandi ad attirare i cosplayer di alto livello. Per chi volesse rifarsi gli occhi con affascinanti fanciulle ma anche con costumi artistici, armi e armature, i tre festival imperdibili in Italia sono il Napoli Comicon a fine aprile lOOmila visitato- ri , il Lucca Comics and Games a fine ottobre mila visitatori e l'Etna Comics, dal 2 al 5 giugno 50mila visitato- ri.

Eriko Kawasaki, travestita da Sailor Moon. È nota soprattutto come cantante, alVintemo del progetto K-hle Jungle, e ha da poco aperto il canale YouTube Erikottero, dove impartisce sexy lezioni di giapponese. Tra i primi incarichi, è stato a Washington, al Cairo, a Tokyo e Osaka, dove ha trascorso gli ultimi anni come nostro console. Si capisce da come si accende quando ne parla.

Si capisce anche dalle prime pagine del suo romanzo Doromizu - Acqua torbida, uscito per Mondadori. Con queste premesse non potevi far altro che il diplo- matico. Ti sei mai sentito un predestinato? Da ragazzo ho cercato di fare sempre tutto il contrario di quello che mi avrebbe portato in quella direzione. Mi appassionavo a tutto quello che era teatro e performance, sognavo di lavorare negli studi di registrazione e nessuno dei miei amici mi considerava figlio e nipote di diplomatici.

Anche in Italia tutto sommato sono sem- pre andato a cercarmi situazioni scomode, difficili da sostenere.

E poi che è suc- cesso? Era il cerchio di fuoco. Ormai dal successo al concorso dipendeva- no il mio futuro e il mio onore di fronte alla famiglia. Adesso fa un po' ridere, ma allora in qualche modo la Farnesina fu la mia legione straniera. Per anni mi sono dato un tempo, una sca- denza per andarmene, come se stessi scontando una pena, che tuttavia aveva certamente i suoi aspetti piacevoli. E poi mi ha permesso di andarmene lontano davvero, il più lontano possibile.

La tua più lunga permanenza è stata in Giap- pone. Che cosa ti è rimasto dentro? E lo è tuttora. Rimasi esposto alle immagini, ai volti, alle capigliature, alle armi, ai movimenti, quasi come rimane esposta una pellicola. Come se quelle forme e quei contrasti mi fossero rimasti impressi dietro agli occhi per sempre. Ma non visitasti mai il Giappone? Per molto tempo, no. Sono cresciuto spostan- domi ogni tre o quattro anni, cambiando scuole, case, amici, fidanzate.

Non dipendeva da me, non decidevo io. Anche quando ho iniziato a lavorare, le mie nuove sedi, Washington, il Cairo, erano posti che comparivano su una lista, dovevo indicarli in un elenco. Amici- zie, amori, avventure, errori. Ma il Giappone restava il mio sogno lontano. Ci andai relativamen- te tardi, nonostante da anni conoscessi il suo cinema, leggessi la sua letteratura, praticassi le sue arti marziali, studiassi la sua lingua. Stavolta avevo scelto io, e fu come se ci fossimo sempre conosciuti.

Oggi a volte bastano un profumo, un sapore, un suono, per far balena- re un ricordo che mi fa mancare il respiro. Ci sarà pure qualcosa che non ti è mai andato giù del Giappone, per esempio nei rapporti sociali. È possibile riuscire a integrarsi in quel mondo, come cerca di fare Alex, il protagonista del tuo romanzo?

Non è facile, ci vuole tempo, e bisogna tenere sempre gli occhi aperti, perché in Giap- pone non si impara ascoltando, ma guardando. E questo vale in qualsiasi situazione.

Ed è un cocktail di bassifondi , atmosfere torbide , munga , erotismo , tradizioni antiche incontrate improvvi- samente svoltando l 9 angolo in una grande città dove imper- versano sincretismi moderni. Il tutto servito in una inesora- bile trama noir. Come è nata Videa? Lo scenario impe- netrabile della Tokyo profonda mi ha sempre appassionato. Per me è stata un modo di far risaltare la luce e la purezza sullo sfondo della trama più buia.

Cosa hai trovato in- sopportabile nel modo in cui è cambiato il nostro Paese? Sono pochissimi quelli ancora disposti a prendersi le proprie respon- sabilità. Credo che occorrerà sapersi difendere, ma sempre con il sorriso, e godendosi le cose buone della vita finché si è in tempo.

Come giudichi la moda del sushi che nel frattempo imper- versava da noi? Si direbbe che nessuno conosca nienV altro della cucina giapponese La cucina giap- ponese è talmente variegata e complessa che sarebbe davvero difficile riprodurla in Europa. Per forza di cose, per mancanza degli ingredienti originali, quello che arriva fino a noi, anche quando è preparato con cura, ne è solo una rappresentazione.

Il mio racconto attraversa spesso ristoranti, bar, locali nei quartie- ri dei divertimenti. Tante volte in Giappone ho trovato il cibo affascinante, direi anche ec- citante, almeno quanto le donne con cui ero seduto a mangiare e bere. Per questo la cinepre- sa ideale con cui riprendo le scene di Doromizu mescola la freschezza e i colori luccicanti del cibo, delle pinne, delle foglie, delle alghe, con quelli della pel- le, degli occhi, delle labbra, dei denti.

Parliamo delle donne giapponesi , oltre lo stereotipo. Si capisce benissi- mo che le giovani amiche che accompagnano Alex in tutta la sua vorticosa vicenda vivono a loro volta una contraddizio- ne: Eppure restano profondamente tradizionali.

E questo che ren- de per noi cosi affascinante il Giappone? I personaggi femminili di Doromizu, pur nelle loro differenze, non hanno nulla di simbolico. Sono reali, originali, e quindi modificano i loro comportamenti, il loro carattere, a seconda di dove si trovano. E non vi è nulla di falso in tutto questo, perché è un mondo dove i movimenti, i gesti, i silenzi, hanno la stessa capacità espres- siva delle parole. Molti trova- no indecifrabile Verotismo giapponese. Sembra che loro riescano a conciliare perfetta- mente restremo pudore con la capacità di vivere istantanea- mente e totalmente la propria animalità È per buona educazione, per corte- sia, che i giapponesi si muovono o si siedono in un certo modo, che si mantengono alla giusta distanza, non perché altrimenti si commetterebbe un qualche peccato.

Ma direi che fanimalità si ferma qui. Quello dei giap- ponesi sembra un erotismo esteso al mondo , alle cose , non soltanto alle persone. È un equivoco culturale da parte nostra oppu- re veramente la dominazione e la passività sono componenti della cultura erotica giappo- nese? Tu sei anche un assionato praticante di marziali, in particolare Rendo, la scherma di spada ipponese.

Cosa ti attrae di più di questa pratica? Il maneggio della katana, della sciabola giapponese, mi ha regalato il senso della disciplina, una chiave indispensabile per raggiungere la libertà. A tavola, di fronte a una conchiglia ancora viva, ho visto accendersi negli occhi di mie commensali giapponesi una crudeltà giocosa, affascinante come quella dei gatti. Dominare e subire non sono necessariamente associati ai rapporti tra uomo e donna.

Potremmo interpretarla come una versione in salsa piccante del sistema confuciano. Grazie alla letteratura giappo- nese, vedi le opere di un classico come Junichiro Tanizaki, abbiamo una finestra su quanto sia complesso e raffinato questo gioco, e di quanto sia profon- damente radicato nella cultura nipponica. Il quinto scudetto consecutivo è pronto per essere cucito sul petto di Madama con tanti saluti alle famigerate sorelle, che, invero, più passano gli anni e meno sembrano possibili pretendenti al titolo.

Solo la bella guagliona partenopea è stata abbastanza sfrontata e suf- ficientemente impettita da far arrossire la vecchia Signora, almeno per buona parte della stagione. A prescindere dalla classifica finale, del campionato in corso resteranno i segni di una stagione vulcani- ca, mai monotona, tinta non solo di bianco e di nero.

Napoli e Juventus sono meritevoli di aver acceso, anzi riacceso, la serie A. Hanno regalato ai tifosi di calcio emozioni a non finire. Ma anche tanto materiale per gli studiosi di tradizioni e costu- me. Perché la lotta per lo scudetto è stata una sfida di sfide: In mezzo, scintille ed alabarde, petardi e pennacchi, sputacchi epemacchi.

Alla faccia di chi prevedeva una Signora spom- pa, concessasi tanto, troppo a mister Conte. Mr Antonio Conte aveva sistemato la Juve come un fortino in campo e fuori. Cento euro, dieci euro? Quelle volgari cifr ette, quella poverata sbandierata ai media era rimasta di traverso nel gozzo dei gourmet piemontesi per tutta la stagione, e chi se ne frega del quarto scudetto. È la Champions il vero obiettivo che i bianconeri si sussurrano nelle orecchie a bassa voce, più per pudore che per scaramanzia, o reale scetticismo.

Cancellato da Conte fuori dal campo, ha mancato ogni occasione negli scontri importanti. Il suo pedigree internazionale ha portato in casa Napoli giusto una coppetta Italia, troppo poco per i sogni accesi da De Laurentis nel popolo partenopeo. Quando r u b i o l a arriva Sarri si respira aria di smobilitazione.

Il grande film sembra finito senza nessun gran finale. I tifosi napoletani perdonano tutto, purché si giochi. Al triplice fischio il verdetto è impietoso. I tifosi partenopei sbuffano, quelli bianconeri alzano un ciglio.

Dopo cinque giornate il disastro è completo: Ai napoletani appare in sogno Maradona che apostro- fa il non-gioco di Sarri come perdente, pericoloso, da metà classifica. I tifosi si sentono umiliati: Non ci sono abituati a soffrire, i bianco- neri. I due atteggiamenti tattici, specchio di due mentalità molto precise, danno risultati opposti.

Diventano la rivelazione del campionato. Sistemata la difesa, il Napoli è spavaldo e fatalista, gioca tutto a trazione anteriore. La coppia Higuain- Insigne, la più completa e spettacolare della serie A, sembra pronta a scardinare la Juve nel suo storico punto di forza: Il Napoli è secondo, ma si capisce che è solo una questione di tempo.

Perché Sarri vince e segna con metodo scientifico: I na- poletani sorprendono, spiazzati da tanto metodo. E alla fine si ricrede anche Maradona. Completamente diverso il percorso della Juventus dopo la sconfitta di Napoli. Calato un sipario pietoso dei tifosi su una stagione al limite della decenza, la Juventus sembra scivolata fuori dallo scudetto partita dopo partita.

Allegri tiene duro, tra forzati sorrisi in sala stampa e pericolosi mugu- gni in corridoio. I tifosi della Juve non perdonano. Sir Buffon rompe il silenzio: Sarà stato il verbo del capitano, o la vittoria nel derby, o il dna Juventus, ma arriva la svolta della Juve.

Anche in questo caso, i tifosi sono spiaz- zati. Tutto il resto Roma, Inter, e pure Fiorentina è noia. Schivo, determina- to e duro ai limiti della simpatia quando serve, il presidente della Juventus. Sempre troppo pre- sente, scenografico, accentratore oltre misura quello del Napoli.

La conquista del J Stadium sa di vecchie rivalse, di una resistenza al dominio sabaudo forse mai sopita. Si fa da parte pure Sanremo, oscurato dalle tele- camere in campo e spostato in differita sui Rai Internatio- nal per permettere agli amici sportivi nel mondo di assistere al match. La partita in notturna riporta al più grande duello tra n. Anche le leggende sem- brano rispecchiare due diverse mentalità. Si atterra in campo. Il Napoli di Sarri sente la sfida, è spassionato e contratto.

La Juve attende nella ragnatela, concentrata e cinica. Il resto della storia è cosa nota. Il Napoli perdona, la Juventus no. Se calcio sta sempre per erba, porte, pallone, giocatori, il sesso diventa genere, D 1 1 R E N E maschile o femmi- nile, e subito la trama si ingarbuglia. Chi strabuzza gli occhi, chi si sganascia dalle risate, chi leva gli scudi.

Loro, le donne, che ne sanno di calcio? In realtà, tra gioco e satira, lo vivono eccome e possono rac- contarcelo in una chiave alternativa. Parliamo di una parodia scritta da entrambe, girata, montata e prodotta da Bea con un iPhone usando il terrazzo di casa come location.

Osano, innanzitutto, impossessarsi di un campo maschile e cinguettare o fare la voce grossa tra tac- chetti e luoghi comuni e poi una comicità di frontiera, surreale e incalzante. Per voi il pallone pesa di meno? Donne e calcio ovvero una rivincita scan- zonata ma pungente, ecco la linfa forte del duo in gonnella o calzoncini.

Il teatro si mescola alla Rete insomma. Parola di Maddi , suona il piano, colleziona premi e riconoscimenti. Maria Beatri- ce è attrice, cantante è lei Milionaire Blonde , dj nota come BlonDj, autrice e produttrice web, esperta anzi maniaca in comunicazione digitale: E, con La mia compagnia , Giorgia in veste di impresario e regista, Bea di attrice.

Anche sul fronte abbordabile e liquido della Rete, dunque, ci vogliono il curriculum e il mestiere. Giorgia ha cono- sciuto Bea al laboratorio di Massimiliano Bruno: Quando si parla di fenomeni e consensi virali in linea di massima si scoprono quindi giovani che hanno coraggio- samente sondato la via del successo del terzo millennio.

Le ultramoderne vie dello spettacolo sono effettivamente intriganti. Un panorama eccitante ma complesso in cui la bravura artistica è solo uno degli ingre- dienti necessari, il resto è fiuto del costume, pratica di diavole- rie digitali, acuta osservazione dei trend per intercettare le fasce sensibili.

Questione di linguaggio e di molto altro. Ferme le premesse di competenze e ap- peal, chiunque voglia tentare di emergere nel mare magnum del pianeta Internet ha meno freni e ingombri di chi bazzica i canali tradizionali. Vogliamo parlare del femminismo 2. Della realtà, e non del reality, di uomini e donne? Bea Alonzi ci sta lavorando su con Ilovewomen. Come lei molti altri maghi del new entertainment entreranno sempre più nella nostra quoti- dianità: Anche in fatto di eros, porno e dintorni vedia- mo di che tam tam sono capaci una connessione a Internet e una cascata di visualizzazioni e like.

Tra gli youtuber ci sono vere star, impossibile negarlo: Fanno tendenza e sono un punto di riferimento per centinaia di migliaia di te- enager. È il caso di Jess Gre- enberg che si esibisce con voce, chitarra e strepitoso décolleté da maggiorata castigato solo da un reggiseno.

Ogni perfor- mer scatena sul web il meglio di sé: A questo punto restia- mo connessi e seguiamo gli sviluppi. Quello non scontato e oltre i soliti, consolidati paletti. Talento da vendere e un temperamento in campo piuttosto inquieto, talvolta irascibile, forse il limite più grande del campione ligure che non gli ha ancora permesso di raccogliere quanto meritereb- be. Perché, nonostante i tre titoli Atp già in bacheca e la 13esima piazza mondiale conquistata un paio di anni fa oggi gravita intorno alla 30esima posizione , Fabio Fognini potrebbe aspirare, per i valori espressi in campo, tranquillamente alla top ten e a qualche più prestigioso alloro.

Perché, dice, l'etichet- ta del genio sregolato ormai gli sta strettina, dopo aver ammesso innanzitutto a se stesso le proprie colpe, averne pagato il conto e star facendo del suo meglio per migliorare sotto questo aspetto.

Un percorso nel quale la sua fu- tura moglie, Flavia Pennetta, sta giocando sicuramente un ruolo fondamentale Fabio , tu da piccolo sognavi di fare il cal- ciatore,. Giocavo sia a cal- cio che a tennis, poi a quattor- dici anni ho deciso che il ten- nis era la mia vera passione. Il tennis rimane il mio sport preferito, anche se amo ancora giocare a pallone con gli amici, stando ovviamente molto attento a non farmi male. Perché c'è anco- ra tutta questa sproporzione di trattamento , anche a livel- lo economico e di esposizione mediatica,fra il calcio e gli altri sport?

Il calcio è uno sport collettivo, dove si gioca in team, ha tempi televisivi perfetti, al contrario del tennis per esempio. E poi di calcio si parla ovunque, giornali e tivù gli dedicano tantissimo spazio.

Sei una delle co- lonneportanti della squadra di Coppa Davis. Un evento che giocatori e tifosi sento- no molto. Con VArgentina nei quarti di finale a luglio in quel di Pesaro come la vedi? In Coppa Davis ho sempre dato tutto me stesso, mi piace aver la responsabiltà di giocare per il mio Paese, portare i colori della mia nazionale e vedere che tutta la squadra tifa e lotta insieme a te.

Con rArgentina sarà una partita molto molto dura perché in Davis non ci sono partite facili e la classifi- ca conta ben poco. E dalle Olim- piadi, invece, cosa ti aspetti? Quali sono i tuoi obiettivi? Lottare e dare il meglio in campo. Il sogno di qualsiasi atleta è una medaglia e sognare non costa nulla: Che rapporto hai con Roma e gli Interna- zionali?

Sono davvero strepitosi, fantistici, unici, per cui il mio rapporto con la Città Eterna è davvero speciale. Genio e sregola- tezza in che rapporto stanno secondo te?

Possono convi- vere anche se a volte possono avere una convivenza difficile. In passato la seconda é emersa in campo ma credo di averne pagato le conseguenze ammet- tendo le mie colpe. Lo trovi un limite e pensi che ti abbia impedito di portare a casa risultati più impor- tanti? Tu sei cresciuto a suon di sfide , soprattutto in fase junior, con Novak Djokovic, Vattuale numero uno al mondo. Cosa apprezzi di più di lui? Di Noie apprez- zo il fatto che con me non ha cambiato atteggiamento nonostante abbia scalato la classifica mondiale.

Penso i problemi della vita, che sono ben più importanti di un rivale in campo. Il tennis, come in genere lo sport, è un buon maestro di vita. Qual è l inse- gnamento più grande che ti ha dato finora? Lo sport ti insegna tanti valori, a partire dall'imparare ad apprezzare quello che si ha e si fa. E poi ti insegna il rispetto per te stesso e per gli altri. Quali sono le rinunce che più ti pesano tra quelle a cui il tennis ti costringe?

Cosa ha fatto secondo te la differenza fra te e lui, anche in considerazione del fatto che in fase junior era- vate molto vicini in termini di rendimento e risultati? Voleva essere numero uno al mondo. Per cui penso la diffe- renza la faccia la testa. È la sua enorme forza di volontà, oltre alle sue grandi qualità atletiche e tennistiche, che lo ha portato sul tetto del mondo. Qual è stato fino- ra il momento più bella della tua carriera tennistica? Sono partite che ti lasciano emozioni uniche!

Quello, invece, più difficile? Le lesioni e gli infortuni sono la parte più dura di questo come altri sport. Alfinizio faccio sempre fatica ad accettarli, ma poi devo farmene una ragione e aspettare, lavora- re e ripartire. Più difficile battere i rivali sul campo o i problemi della vita?

Fabio Fognini, 29 anni, è il numero uno del tennis azzurro che ha rag- giunto come suo best ranking la 13esima posizione mondiale nel , mentre ora si attesta intorno alla 30esima posizione. Ha vinto finora tre tornei Atp, tutti sulla terra battuta, ed è fidanzato con l'ex collega Flavia Pennetta, che dopo aver vinto gli Us Open ha deciso di appendere al chiodo la racchetta per dedicarsi, fra le altre cose, alle imminenti nozze col suo Fabio.

In generale che rapporto hai con le regole? Le regole son fatte per essere rispettate e saltua- riamente infrante. Qualche volta sono un po' trasgressivo, in passato forse lo sono stato troppo Con risultati non sempre invidiabili. Tu che hai modo di viaggiare tanto e confrontarti continuamente con persone provenienti da altri Paesi, vedi la differen- za? Chi è secondo te 11 giocatore più forte di tutti i tempi?

Stare lontano dalla famiglia e dagli amici. Si viaggia tanto, troppo Come sei nella vita di tutti i giorni? Fuori dal campo intendo.

Un ragazzo tranquillo a cui piace stare in compagnia. Questo mese compi 29 anni. Cosa ti rega- lerai per il tuo compleanno? Un bel Roland Garros? Eh eh ride , questa domanda non è per me! Devi farla a qualche ragazza.

Diciamo che alla parte estetica ci ho sem- pre fatto parecchio caso! Flavia è una gran bella ragazza , oltre che una delle atlete italiane più vincenti di sempre , capace di vincere anche una prova del Grande Slam Us Open , ndr. Cosa apprezzi di più di lei? Con cosa ti ha conquistato? Con la sem- plicità. Flavia è una donna con dei principi e dei valori umani uguali ai miei.

Sesso e sport in che rapporto stanno? Ce chi dice che il sesso farlo per esempio anche prima di un match aumenti le prestazio- ni sportive. Tu cosa ne pensi in base alla tua personale esperienza? Sex, love and rock'n'roll forever! Ma anche attraverso la cura sem- pre più maniacale dei dettagli: Aspetti secondari rispetto alla missione principale in campo cioè vincere delle giocatrici, ma che di certo non passano inosservati.

Brave, sexy e molto glamour. Che non hanno paura di osare dentro il campo e fuori, sfilando in pas- serella o posando in lingerie o senza veli sulle riviste patinate di tutto il mondo. Sempre più ambite da sponsor che hanno fiutato quanto la loro avvenen- za possa fruttare in termini commerciali, disposti pertanto a offrir loro contratti pub- blicitari milionari.

Concetto recepito dalla stessa Wta Wo- men's Tennis Association , che non disdegna di promuovere il tennis rosa nel mondo tramite campa- o petrone gne che puntano proprio sul lato fashion e sen- suale delle tenniste. Il tennis - continua - non ammette pareggio e riporta alla mente i gladiatori delle antiche arene, dove si vinceva o si moriva.

Emblema assoluto di que- sta tennistica ambivalenza è Maria Sharapova. Nonostante le sue recenti disavventu- re legate al doping, rimane bellissima. Per gran parte del pubblico maschile la più bella del reame. Per alcuni un po' algida, sempre perfetta nel suo look fuori e dentro il campo. I gemiti, feroci, con cui la 28enne siberiana accompa- gna i suoi fendenti hanno un qualcosa di erotico, ipnotico, se ascoltati mentre si ammira- no le sue lunghe leve periate di sudore che corrono da una parte all'altra del campo.

Un cocktail esplosivo che l'ha trasformata in un'icona dello sport moderno. Ecco, fuori dal campo. Alta, bionda, occhi azzurri, solare, bella e una passione smodata per i tacchi vertiginosi che ha calzato anche in qualche sexy posa su riviste patinate.

Et repro cum lacipis susa volores ex estiore sequi busa ati qui di t vel ipsandiam re rem sam et quati sit, il leste mperum liquo ducid qui odit optati dolor mos nem que et fuga. Come dire, più si è forti e più si è belle, ovvero cigni fuori e leonesse dentro. Agnieszka Radwanska, polacca con best ranking numero 2 al mondo, immortalata senza veli nella sua elegante e altera bellezza i mugolii con cui accompagna in campo i suoi colpi sono ad altissima carica erotica e potrebbero essere tranquillamente scambiati con quelli tipici dell'inizio di un or- gasmo!

E ancora, la slovacca Da- niela Hantuchova, i cui nudi patinati hanno fatto sognare milioni di uomini nel mondo, la bulgara Tsvetana Pironkova e le romene Sorana Cirstea e Simona Halep, che è stata anche numero 2 del mondo ed è nota anche per essersi fatta ridurre il seno per agevolare la sua mobilità in campo.

Ma non ci sono solo quelle dell'Est a popolare i sogni erotici degli appassionati di tennis e belle forme. Senza tuttavia dimenticare la delicatissima danese Caroline Wozniacki, ex numero uno al mondo, Eugenie Bouchard, splendida, eterea canadese, 22 anni, capa- ce di raggiungere due anni fa la finale a Wimbledon, e l'inos- sidabile Venus Williams, la Ve- nere nera, sorella della numero uno Serena e a sua volta al top del ranking un po' di anni fa.

E poi ci sono le baby terribili che si stanno affacciando sulla scena internazionale: Ma non è una novità. Di liaison nate sui campi da tennis ce ne sono a iosa: Chris Evert e Jimmy Connors, Steffi Graf e Andre Agassi, Sharapo- va e Grigor Dimitrov, tanto per citare le più note, a dimostra- zione di come queste amazzoni della racchetta, molte delle quali in scena agli Internazio- nali Bnl d'Italia che si tengono a Roma fino al 15 maggio, siano grandi maestre anche nell'arte della seduzione.

Giocare sul Pietrangeli ai piedi delle grandi sculture in marmo di Carrara degli atleti anni '30 è, a detta di tante giocatrici e giocatori, un'esperienza davvero indimenticabile. La massima parte delle più forti tenniste del mondo sono di scena dall '8 al 15 maggio, insieme con i loro colleghi maschi, agli Internazionali Bnl d'Italia, uno dei tornei più importanti del circuito, dotato di un montepremi di 2.

Tento la sorte e mi sdraio accanto a lei. Non si sveste nemmeno, il nostro accordo non prevede nudità, si arrotola solo la manica sul braccio destro e io ringrazio il cielo che non studi da proctologa. È da mesi che ci masturbiamo l'un l'altra per noia e nono- stante il nostro acume non siamo riusciti a migliorare noi stessi, ci sarà una morale in tutto questo.

Non so cosa stia studiando, mi domando solo come riesca a leggere ondeg- giando in quel modo, la sua mano mi stringe come quando il tram frena improvvisamente e tu perdi l'equilibrio. So che non è nei patti, ma guardo le sue gote rosse come nasi da clown e sorrido, men- tre mi masturba riesco solo a pensare a quanti punti sarebbe riuscita a fare ad Asteroids.

Per lei sono solo un altro esperimento, forse sta cercando di dimostra- re qualcosa, forse, a me sembra solo invidia dei delfini. Ormai potrebbe cominciare una carriera da pilota di caccia quando mi accorgo che ha smesso di studiare, mi guarda. Senza rallentare soffia via il ciuffo che le copre il viso, i capelli cenere ricadono len- tamente nella stessa identica posizione, come una ragnatela scossa dal vento.

Capisco che non c'è una mora- le, non c'è un insegnamento, facciamo quello che faccia- mo solo per pura e semplice felicità. Se è lei a volersi sbrigare è già una gigantesca fetta di responsabilità che scivola via dalle tue spalle.

Ma non stiamo per fare ses- so, anche se mi piacerebbe. Non stiamo nemmeno per giocare a Monopoli, anche se sono convinto che mi spremerà comunque. Lei non è la mia ragazza, non voglio conquistarla, lei non vuole conquistare me. Vale per tutti tranne che per i delfini. Parlando di Feynman con lei siamo arrivati alla masturba- zione, non come argomento, come pratica.

Ci è voluta la Marvel per farlo diventare una star, nella minuscola tuta di Ant-Man, il supereroe che ha esordito la scorsa estate al cinema e che proprio in que- sti giorni è tornato sul grande schermo in Captain America: Eppure Rudd è sulla breccia da vent'anni, uno che ha esordito con un cult come Clueless, al fianco di una giovanissima Alicia Silverstone, e che si è costruito un curriculum di assoluto rispetto. E allora che commedia sia, praticamente senza soluzione di continuità negli ultimi dieci anni, soprattutto al servizio di Judd Apatow che lo volle protagonista del suo progetto più ambizioso, Questi sono i 40, rac- conto agrodolce di una genera- zione che è cresciuta quasi senza accorgersene.

Ma il Marvel Universe ha le sue regole e c'era decisamente bisogno di Scott Lang per poter aprire nuove strade narrative di una saga decisamente lontana dalla sua chiusura. E all'orizzonte già si prospetta il secondo film dell'uomo formica, Ant-Man and thè Wasp.

Nel mentre Paul si è anche tolto la soddisfazione di far parte dello straordinario cast vocale de II Piccolo Principe. Abbiamo incontrato Paul Rudd a Londra per parlare con lui di tutte queste cose e anche per capire se - come sembra essere avvenuto nel suo caso - la vita inizia davve- ro a quarant'anni Ve è passato di tempo.

Un esordio di grande successo. Non saprei, ho avuto qualche altro successo come quello nel corso della mia car- riera, soprattutto a livello criti- co, ma non credo che nessuna delle cose che ho fatto dopo Clueless abbia avuto lo stesso impatto su una generazione. Non era una cosa semplice , dopo il decen- nio dei grandi teen movie di John Hughes. Devo confessarti una cosa. I tempi sono cambiati, adesso ci sono i Marvel movie, della cui fa- miglia sei entrato a far parte anche tu.

Non sono la stessa cosa. Insomma, quando ero al liceo se qualcuno non aveva visto The Breakfast Club l'unica spiegazione era che venisse da Marte. Ma a quel tempo era soprattutto una questione generazionale e sociale. The Avengers è uno dei film più visti di sempre, ma non so se i giovani oggi intavolano discussioni attorno ai film della Marvel.

Alla fine si cresce, o peggio si diventa vecchi Già, ma fa tutto parte del bagaglio che hai messo insieme e che ti porti dietro. Penso ai film che ho girato con Judd Apatow che sono quelli in cui mi sono messo maggior- mente in gioco. Queste esperienze mi hanno portato alla fine a poter essere Ant-Man e a scrivere il mio personaggio in un certo modo.

La scrittura è importante per te? No, sbagliato, devi far funzionare tutto prima sulla carta. Non c'è niente di più difficile del fare ridere il pubblico.

Non ti sei mai sentito svilito dalVetichetta comica? Più che altro non ho mai capito da dove arrivi. La mia formazione è nel teatro classico e fino a Anchorman, nel , non ho praticamente mai girato film comici. Oltre- tutto ho studiato con molti col- leghi che si sono specializzati in quel campo e che sono molto più bravi di me.

No, non sono un attore comico, amo il ritmo della commedia e il suo scopo finale, far divertire lo spettato- re. Ma per quanto possa sem- brare assurdo, mi considero un attore drammatico. Adesso sei anche un attore Marvel. Sinceramente non ci ho pensato. Mi sto godendo ogni minuto di quello che mi sta succedendo, ho lavorato sodo per Ant-Man come non avevo mai fatto in tutta la mia carriera e sono grato a chi mi ha scelto per avermi dato la possibilità di essere entra- to a far parte di qualcosa di enorme.

Quello di Ant-Man è un ruolo affascinante, ricoperto nel tempo da tre diversi protagonisti: È stato come andare a bere un bicchiere con un re. Ci sono tre attori al mondo che considero icone vere e pro- prie, e lui è uno di questi tre. Professionalmente eravamo sul set e interpretavamo i nostri ruoli, ma poi nel bel mezzo di una scena mi veniva in mente che luomo di fronte a me aveva prodotto e interpretato Sindrome cinese insieme a Jane Fonda e Jack Lemmon. Come fai a non sentirti fortunato? Per curiosità, quali sono gli altri due?

Jack Nicholson e Paul Newman. Entrambi grandi attori che sono anche passati alla regia. E tu, ci stai pensando? Ti spaventa Videa di abbandonare tutto per due anni e dedicarti a un unico progetto? No, se ne valesse la pena non mi spaventerebbe. So che lo sentirei come un ob- bligo, e non come un piacere, nella convinzione di essere l'unico in grado di raccontare quella storia.

Scelgo un molo perché mi piace, anche se è la sesta commedia consecutiva. Pensare di dovere uscire tutte le sere per andare in teatro e non potere stare con loro sarebbe una sofferenza. Faccio già tanto, vorrei vederli crescere. Guarda caso la famiglia è un elemento narrativo fondamentale di Ant-Man. E adesso ti rivedremo con il costume addosso, ma non sarai da solo. Come stato lavorare con gliAvengers in ,f Captain America: Ho co- nosciuto Iron Man e Captain America!

Scherzi a parte, c'è una sospensione incredibile dei sensi sul set, siamo noi per primi a credere che quello che facciamo sia vero. Una cosa molto vera c f è: Non è stato facile, per un anno ho dovuto seguire un regime alimentare molto rigi- do, iperproteico, con una dose di carboidrati ridotta all'es- senziale ed alcool eliminato completamente.

E comunque, sono un supereroe, non ne ho bisogno. Se tenti di conquistarla magari finisci per deprimerti. Del mio lavoro tantissimo. Non era quello il senso della domanda Fino a sedici anni disegnavi fumetti , poi cose successo? Il mio attestato recita: Un film mi ha 96 Q7 folgorato: Quel pomeriggio di un giorno da cani con Al Pa- cino e poi un incontro, quello con il professore di storia del cinema, Enzo Civita.

Aveva un passato da regista alle spalle, tanto da insegnare, e un debole per Marion Brando. Continuo a disegnare con il mio corpo e ho sostituito il foglio bianco con le pellicole. Hai recitato in " Gente di Roma". Che vuol dire essere diretti da Ettore Scola? Era uno di quelli che ti dava il suo punto di vista non dimenticando mai quale era la realtà. Lavorare con lui è stato meraviglioso: Mi diede una lezione per la vita: A lui che io fossi un came- riere nella vita non importava.

Sul set con noi c'era anche una disegnatrice: Roma è quella roba li? Per come la vedo io è più Suburra , indipendente- mente da chi ha girato cosa. E poi ho un debole per Sollima e per i suoi film.

La grande bellez- za è Roma filtrata dagli occhi di Sorrentino, una sua proiezione, Suburra è più vicino alla realtà. Se mi chiedessero con chi vorrei fare un film la risposta sarebbe Sollima. Dopo sei anni di onorata carriera in "Squadra Antimafia" hai deciso di volta- re pagina. Ti manca vestire i panni del poliziotto?

A mancare veramente sono i sette mesi di set. Mi mancano pistola e distintivo. Hai mai avuto paura di restare ingabbiato in un personaggio?

Spero che non sia il pubblico a rimanere ingabbia- to e a percepirmi solo in un certo modo. La nuova stagione, uscirà a settembre e per il pubblico non è ancora successo nulla. Spero di non essere chiamato a interpretare solo ruoli da poliziotto. La fiction italia- na riuscirà mai a colmare il gap rispetto alle produzioni americane? Me lo auguro, è la mia speranza e il motivo per cui mi alzo ogni giorno. Vorrei osassero di più anche nel raccontare certe storie: Non regge come alibi.

Una delle tue idtime fatiche è stata Vopera prima di Gianclaudio Cappai "Senza lasciare traccia" Un piccolo film, ma solo nei mezzi produttivi, un low budget per intenderci. Interpreto un fochista di una ciminiera che vive solo in alcuni flashback. È stata una bella sfida. Zero battute, poche scene. Quasi una missione impossi- bile per un attore.

Mi piace dare voce ai silenzi, ecco! Isabella Rago- nose e Francesco Montanari sono i due protagonisti e la produzione è Fandango. Stimo tantissimo Vicari e spero di lavorarci presto ancora insieme: È il rovescio della medaglia. Mica basta dire di essere cattivi. In teatro ci sono pochi soldi, sono due anni che provo a portare in scena uno spettacolo con un collega. Fare uno spettacolo vuol dire passare più di un mese a provare, la parte del lavoro più bella.

È fi la vera creazione, poi vai in scena e inizia la seconda parte, quella empatica con il tuo pubblico. Quello della tv e del cinema è un amore diverso È un lavoro schi- zofrenico, dove magari registri prima la quarta puntata per poi tornare al principio. Cosa si prova a portare in scena per settima- ne, tutte le sere, la stesso identi- co personaggio. La recitazione teatrale è ripetitiva, anche tra un ciak e un altro ripeti.

Il bello del teatro è che ogni sera è unica e irripetibile. Il teatro è vivo, non puoi annoiarti se sei aperto e attivo. Nei tuoi sogni c'è la produzione, vero? Sento forte la voglia di poter organizzare il lavoro: Non mi dispiacerebbe fare la regia, ma serve prepara- zione anche se oggi te la fanno fare pure se preparato non lo sei.

Luca Marinelli, un talento vero, un animale da palcoscenico. E poi Lucia Mascino. Lo chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti.

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Io ho sempre fatto quello che mi sentivo, a rischio di pagare di persona. Disponibile sia con il bracciale in acciaio sia con un pregiatissimo bracciale in pelle di alligatore. Jolie JF Black Sexy vous accompagne dans vos soires, au restaurant, en discothque, en club libertin. The Avengers è uno dei film più visti di sempre, ma non so se i giovani oggi intavolano discussioni attorno ai film della Marvel. Quali sono i tuoi echangiste amateur escort a niort

Ma prima, due pillole di storia: Da allora altre trasformazioni ci sono state e, progressivamente, Diabolik ha ridotto ancora il numero di omicidi perpetrati. Gli dice di aver scritto e illustrato un libro di racconti, sono quattordici e, per ciascuno di essi, gli lascia uno dei disegni che ha realizzato.

Se Wenders è interessato e lo è parecchio l'indomani passerà portandogli i testi relativi. Di lui si perde ogni traccia. Negli anni le ricerche di Wenders si dimostrano del tutto infruttuose: Quei quattordici disegni restano a casa di Wenders per trent'anni. Now it was too late. Quei quattordici disegni si sono dimostrati vere e proprie macchine narrative dentro la testa di chi li guardava. In realtà, le illustrazioni, macchine narrative un po' lo sono sempre ma, in questo caso, il loro autore lo ha fatto in maniera un po' più consapevole e scoperta del solito.

Già, perché l'autore di quei disegni non è mica per davvero Harris Burdick, l'autore è in realtà Chris Van Allsburg. Qui è conosciuto, soprattutto, per due film tratti da due sue opere: Né Harris Burdick né Peter Wenders che secondo quanto leggo sulla wiki in inglese sarebbe morto a 91 anni nel sono mai esistiti.

La cosa un po' sconcertante è che per tutto il pezzo non si adombra neppure velatamente il sospetto che sia una storia falsa. Complicità del redattore con l'artificio narrativo dell'autore? O piatta cialtronaggine giornalistica? Il fatto che per tutto l'articolo il titolo del libro — nonché nome dell'autore fittizio dei disegni — sia scritto sbagliato mi fa temere per la seconda possibilità ma, per certo, non lo posso dire.

Già nel Stephen King aveva cercato di svelare quale fossero gli avvenimenti che stanno dietro all'illustrazione che vedete qui sopra: Si tratta di un disegno inedito di Chris Van Allsburg, datato , che circola in rete perché in tempi recenti e è andato due volte all'asta. Il prossimo post lo faccio su Diabolik. Le finte storie — dell'autore e del libro — me ne hanno fatti venire in mente altri due, di libri. Se Goldman è uno sceneggiatore cinematografico Chuck Barris è un autore televisivo.

Io ho visto il film. Sono sul ciglio di un crinale. Sono anni che non leggo più narrativa fumetti a parte se non in casi del tutto eccezionali e non so ancora se questo sarà uno di quelli. Del perché non leggo più narrativa non saprei dire bene, non qui almeno. Di sicuro non è stata una scelta. William Goldman è scrittore e sceneggiatore, di suo in Italia è stato pubblicato poco e in catalogo resta solo questo libro qui, ma di film scritti da lui c'è caso ne abbiate visti.

È ancora in attività. Morgenstern gli abbia cambiato la vita. Un romanzo di avventure zeppo di tutto quello che uno di dieci anni vorrebbe leggere. E quando, ormai diventato grande, diventato scrittore e sceneggiatore e diventato a sua volta padre, ha voluto regalarne una copia al proprio figlio, a sua volta decenne, scopre che il padre, nel leggerglielo, si era preso qualche libertà. Le trecento pagine che seguono, quelle che ancora dovrei leggere, sono la ricostruzione di quel libro, quello che gli ha letto suo padre, partendo dal testo originale di Morgenstern.

Anche una quindicina di pagine dattiloscritte per una storia a fumetti di tavole in realtà in formato pocket. Diabolik si accinge a prendere il posto di un altro ladro e al lettore non diciamo chi sia deve prendergli una collana che quell'altro ha da poco rubato.

Assistiamo a tre scene di rapimento: Quindi ci viene spiegato che cosa sta succedendo: Ci sono molte ragioni per cui questo blog è abbandonato a se stesso, alcune sono endemiche la mia pigrizia, il fatto che il concepire qualcosa mi appaga quasi quanto l'averla fatta davvero, le mille robe da fare, la pigrizia , altre dovrebbero essere oggetto di analisi terapeutica e, a volte, lo sono.

Ma uno dei motivi principali del languire di quattrocentotré è che io scrivo per lavoro. Scrivo leggo, correggo e riscrivo sempre, a volte anche più di quanto vorrei. Ed è quasi sempre a causa di Diabolik. Certo, fossi meno pigro sarebbe un'altra storia, ma se fossi meno pigro voi stareste leggendo i rovelli di qualcun altro e ciao.

Ma visto che, periodicamente, capita che questo posto mi manchi e che la voglia di scriverci ancora si è riproposta anche in questo inizio d'anno , ho pensato una cosa. Ho pensato che, forse, se qui, quando capita, mi metto a parlare di quello che scrivo di là, per Diabolik, magari poi mi vengono da scrivere anche altre cose.

Niente discorsi su i massimi sistemi, solo chiacchiere di bottega su aspetti piccini e concreti del mio scrivere fumetti. Tra un paio di giorni il primo post, qui. Come ogni sabato pomeriggio la mamma va al posto pubblico per telefonargli. Mamma — Mi scusi Mamma — Casa Pasini?

Mamma già molto alterata — Mi passi mio marito! Voce di donna — Non so di chi sta parlando Mai avrei pensato di poter vivere quel momento a pochi passi da due miti viventi: Ennio Morricone e Quentin Tarantino. La cosa incredibile fu che dopo di me, sul palco, salirono pro- prio loro due.

Un breve scambio di battute dietro le quinte e una stretta di mano affettuosa da parte di entrambi hanno reso quel momento, già unico per me, ancora più magico. La sfida è ovvia- mente quella di non fermarsi qui, di pro- vare a ripetersi, a migliorarsi.

In tutto il mondo siamo riconosciuti come il Paese delle idee , un motivo ci sarà? Non sono solo i premi a darmi questa conferma, ma è soprattutto la qualità dei prodotti che questa mia generazione sta realizzando la prova più evidente. Un particolare fermento io lo avverto anche nella mia terra, la Basilicata. Piccole e grandi produzioni la stanno scegliendo come set naturale.

Anche Hollywood è tornata sul Basento a girare. Fa bene al cinema e fa bene ai gestori delle sale: In tutto il mondo siamo rico- nosciuti come il Paese delle idee, un mo- tivo ci sarà?

E allora cosa sarà il cinema del futuro? Francamente non lo so, non ho la palla di vetro per predire questo scenario. Quel- lo che posso dire è che nel futuro ci sarà ancora molto cinema, magari veicolato con modalità innovative, ma il cinema sempre ci sarà. Perché fa parte della no- stra vita. Perché le storie non basta solo viverle o immaginarle, ma bisogna anche saperle raccontare.

Non vi proporremo il solito mega elenco di duetti e partecipa- zioni che da solo riempie un paio di pagine di Wikipedia. Andiamo invece più sul difficile, sul personale, sui sentimenti e, ovvia- mente, sulla musica. Perché, il re del blues italiano, il nostro artista forse più amato e rispettato nel mondo è tornato. Sei carino a dir- mi questo e ti ringrazio. Ma non vorrei neanche generalizzare.

Io forse non sono rock e non sono blues. Rinnovare un blues e fare un blues nuovo non ha senso. Nel momento che cambi questi temi non è più blues. Il blues è Robert Johnson, è Muddy Waters. Anche i Rolling Stones sono più blues e, infatti, si parla di British blues.

Io sono molto rigido per questo. Ma non si muove più, non ha più voglia. Ho come V im- pressione che da molti anni le grandi star della musica mondiale non ti facciano una cortesia a suonare e duettare con te, ma che sia il contrario, vedi Bono in questo disco Ma hai visto quante parole ci sono in Street ofSurrender? Per questa canzone ho dovuto farne una decina.

Anche il produttore mi diceva che per un inglese è impossibile. A un certo punto mi ha mandato una versione, che conservo gelosamente, fatta in duetto, in cui canta delle par- ti e mi dice come le intendeva. Ma faceva fatica anche lui Io devo avere sempre un nuovo stimolo. Vedo tanti colleghi, anche non italiani, nomi storici e artisti enormi, che hanno perso il fuoco, e mi dispiace per loro, perché fanno dei dischi in cui si sente che hanno perso la curiosità, la voglia di inventarsi qualcosa di di- verso e di essere imprevedibili.

Non parlo degli intenditori, parlo della massa. A riarrangiarla poi ci hanno provato in molti con scarsi risultati. Stessa cosa per Layla o Sunshine ofyour love. Se per- di il fuoco questo mestiere qua non è più interessante. Ci sono, purtrop- po, eccezioni a questa regola? Uno che stimo moltissimo è Peter Gabriel. Pur rimanendo se stesso è uno che osa.

Non a caso per il disco ho scelto musicisti diversi e molto particolari, perché in ogni brano volevo un certo suono. Nulla è stato lasciato al caso. Cerchi sempre il controllo quando lavori a un nuovo disco? Ho molta fi- ducia in persone con cui lavoro da anni, o altre come T-Bone Burnett, con cui volevo farlo da tempo, ma i nostri impegni non coincidevano. I musicisti sono sconosciuti da noi, ma sono i migliori in circolazione.

E parlo anche di dischi di successo. Ma in generale sono tutti lavori ben riusciti. Picchiato con una mazza fa un suono metallico che ho tenuto in molti brani.

A proposito di ricerca dei suoni So che tutti, ma proprio tutti, ti hanno chiesto il significato del titolo. Chi sono io per non farlo? È anche una cosa tipica dei cori gospel, che io uso spesso nei di- schi. E mi piaceva come suono. Il disco è nero ed è libero come un gatto, che fa quello che vuole. E mi è andato subito bene. Nei brani veloci tendo a sensualiz- zare e sessualizzare la musica.

Da cui sono sempre stato influenzato, in primo luogo dalla musica nera. Guarda Muddy Waters, ma anche gli stessi Rolling Stones. Si tratta di essere più calibrati o meno. I bluesman sono poco calibrati: Insamma, possiamo dire che in questo album c'è lo Zucchero Doc?

È più vicino a Oro, incenso e birra che non a Chocabeck, che era più intimo e personale, disco che ho amato e amo, insomma. E per un italiano non è facile nemmeno fame una.

Il tour è andato praticamente sold-out in prenotazione un anno fa. Tu hai avuto sempre palchi colorati e pieni di sorprese. La band sarà molto variopinta ed è ancora in via di definizione. E poi, per esempio, anche una giovane e sconosciuta violinista che ho scovato in un piccolo locale e ho subito invitato a venire in tour con me.

Di colleghi con cui c'è da anni un grande feeling d'altronde ne ho parecchi. Ogni volta che faccio qualcosa di particolare li chiamo e fanno di tutto per esserci. Certi colleghi stranieri, ma anche alcuni italiani, conti- nuano a tenere i piedi per terra e non si atteggiano a grandi star. E devo ancora citare Peter Gabriel. E poi vive a lungo nella casa di Arzachena in Sar- degna, dove per tutti è ormai uno del posto.

Amicizie che hai coltivato in oltre trent'anni di carriera. Cosa ricordi dei tuoi esordi? Ricordo che era un periodo di ribellione dentro di me perché fino a quel momento mi ero sentito dire da direttori generali che non avevo la faccia, non ero bellino. Mi facevano fare la passerella nei corridoi con tutte le segretarie, e chiedevano: Ma i miei provini non vi piacciono?

Semplicemente di fare quello che avevo in testa. E invece di darmi la possibilità mi diedero la libe- ratoria, come ai calciatori. Fammi parlare con il direttore generale. E allora cosa hai fatto? Ci chiudemmo tutti insieme nello studio di Na- rada a Sausalito e in sei giorni facemmo tutte le basi di Zuc- chero e Randy Jackson Band. Tornato a Milano in PolyGram, all'ascolto nessuno pensava che fossi io a cantare.

La mia terza volta a Sanremo, dove mi presentai con tutta la band. Pensa che per quel cappellino rischiai di essere eliminato! La Navigare mi dette cinque milioni per portarlo.

Per me erano tanti soldi. Arrivai in finale, ma il pomeriggio di quel giorno la Rai ci disse di fare la prova gene- rale con i vestiti che avremmo messo la sera.

Finita la prova mi chiama il patron Ravera e mi dice: Non vorrai mica metterti il cappellino con 10 sponsor stasera? Perché io ti sbatto fuori, non scherziamo! E io che faccio, ci rimetto cinque milioni? Io che avevo una fame, una bambina piccola, il mutuo ed ero senza una lira! Situazione di contrabbanda , come ti diceva Jannacci.

Vabbè, arrivai penultimo e Ravera non la prese bene e mi fece un culo come un paiolo. Ma per fortuna il giorno dopo tutte le radio trasmette- vano Donne, che fu la nu- mero uno di quel Festival. Dopo con Blue's sono andato ancora più avanti, avevo preso più fiducia, e ancora di più con Oro, incenso e birra. Hai mai avuto vere grane , denunce o cose del genere?

Lo conservo ancora, forse voleva che mi documentassi meglio. Ci andai e mi dissero: E con lui altri tre o quattro che mi chiesero di non farla. Non il pubblico - arrivavano mutandine e reggiseni - ma gli organizzatori. Difficile spiega- re oggi la portata di un gesto del genere. Io ho sempre fatto quello che mi sentivo, a rischio di pagare di persona. Anche questo, in fondo, è essere blues.

Sono queste le armi vin- I centi delle cosplayer, le ragazze che negli ultimi anni stanno conquistando sempre di più anche in Italia. Tanto che alcune di loro si sono trasformate in autentiche star. Un fenomeno, quello del travesti- mento per emulare le eroine dei cartoni animati, che, partito dal Giappone, dove la passione per manga e anime cartoni animati appunto è davvero spasmodica, sta invaden- do l'Occidente con le sue più acclamate interpreti che si sono costruite un gran seguito fra fiere ed eventi organizzati ad hoc, capaci di solleticare non poco l'immaginario maschile.

Sempre e comunque attraverso il gioco. Tutto il resto non è cosplay. O almeno non secondo i puristi di quest'arte del travestimento. Giada Robin, qui nei panni di Emma, gira il mondo come ospite di festival ed è una vera esperta di manga, anime e videogame, seguitissima sui social network.

Per cui, se da air conditioning otteniamo il giapponese eacon e da smart phone abbiamo sumaphon , da costume play eccoci a parlarvi di cosplay. Ma andiamo con ordine: Alternative accettabili sono divise e uniformi come la maid cameriera in costume ottocentesco o la idol cantan- te e showgirl giapponese. Il play , come dicevamo, sottin- tende che quando si indossa il costume del personaggio con cui ci si identifica ci si muova, ci si comporti e si parli come lui, ma anche che il tutto sia un gioco, divertente e coinvol- gente anche per chi ci guarda.

Esistono addirittu- ra le versioni biancheria intima dei più gettonati costumi, come se i costumi veri e propri non fossero già sexy abbastanza!

Sbarca poi negli Stati Uniti, dove i ritrovi di nerd appassionati di Guerre stellari già negli anni '80 attiravano centinaia di fan, e arriva infine a coinvolgere tutto il mondo in una moda che ormai non è più di nicchia, ma attira ai numerosi festival spe- cializzati centinaia di migliaia di appassionati.

Per molti interpretare personaggi di manga e anime , fumetti, video- games, film o serie tv è diventato oggi una vera e propria professione, per moltissimi un hob- by, comune a ragazzini di quindici anni come a quarantenni senza alcu- na voglia di invecchiare, che arriva a coinvolgere anche intere famiglie, in divertenti giochi di ruolo in 3D.

Ovviamen- te le assolute protago- niste rimangono loro, le più affascinanti eroine della fantasia e, che siano bionde o more, maggiorate o magre, con succinti costumi o parrucche I giapponesi Reika, donna che veste esclusivamente panni maschili, e il suo collega Goldy, esperto costruttore di armature alla Gundam, vivono del ricavo dei photobook che vendono alle fiere dove sono invitati.

Tanto per rimanere in casa nostra, abbiamo come esempio Giada Pancaccini, in arte Giada Robin, che ha un agente che la manda in giro per il mondo come ospite alle fiere di vide- ogame e tecnologia, con tanto di sponsor, oppure Giorgia Vecchini, in arte Giorgia Co- splay, che dai servizi fotografici in cosplay, dopo la vittoria dei Mondiali a Nagoya, è passata a lavorare in tivù.

Una, invece, che non ha come professione principale quella di cosplayer, ma che ha pure un bel seguito, è Eriko, una cantante giapponese che gira il mondo cantando le sigle dei cartoni animati che impartisce sexy lezioni di giapponese su Youtube.

Sono solo alcune delle più interessanti interpreti del cosplay e dell'arte del gioco e della seduzione che rappre- sentano. Perché anche questo è un modo per essere donne: Un'arte che da sempre noi uomini apprez- ziamo molto. Pamela è una pioniera del cosplay italiano. Il suo primo costume risale al Ma dove possiamo vedere le icone più sexy del cosplay?

I festival del fumetto rimango- no il luogo di ritrovo preferito di cosplayer, fotografi e appassionati, e ne esistono ormai di tutti i livelli e le dimen- sioni, ma sono i festival più grandi ad attirare i cosplayer di alto livello. Per chi volesse rifarsi gli occhi con affascinanti fanciulle ma anche con costumi artistici, armi e armature, i tre festival imperdibili in Italia sono il Napoli Comicon a fine aprile lOOmila visitato- ri , il Lucca Comics and Games a fine ottobre mila visitatori e l'Etna Comics, dal 2 al 5 giugno 50mila visitato- ri.

Eriko Kawasaki, travestita da Sailor Moon. È nota soprattutto come cantante, alVintemo del progetto K-hle Jungle, e ha da poco aperto il canale YouTube Erikottero, dove impartisce sexy lezioni di giapponese. Tra i primi incarichi, è stato a Washington, al Cairo, a Tokyo e Osaka, dove ha trascorso gli ultimi anni come nostro console.

Si capisce da come si accende quando ne parla. Si capisce anche dalle prime pagine del suo romanzo Doromizu - Acqua torbida, uscito per Mondadori. Con queste premesse non potevi far altro che il diplo- matico. Ti sei mai sentito un predestinato? Da ragazzo ho cercato di fare sempre tutto il contrario di quello che mi avrebbe portato in quella direzione.

Mi appassionavo a tutto quello che era teatro e performance, sognavo di lavorare negli studi di registrazione e nessuno dei miei amici mi considerava figlio e nipote di diplomatici. Anche in Italia tutto sommato sono sem- pre andato a cercarmi situazioni scomode, difficili da sostenere. E poi che è suc- cesso? Era il cerchio di fuoco. Ormai dal successo al concorso dipendeva- no il mio futuro e il mio onore di fronte alla famiglia.

Adesso fa un po' ridere, ma allora in qualche modo la Farnesina fu la mia legione straniera. Per anni mi sono dato un tempo, una sca- denza per andarmene, come se stessi scontando una pena, che tuttavia aveva certamente i suoi aspetti piacevoli.

E poi mi ha permesso di andarmene lontano davvero, il più lontano possibile. La tua più lunga permanenza è stata in Giap- pone. Che cosa ti è rimasto dentro? E lo è tuttora.

Rimasi esposto alle immagini, ai volti, alle capigliature, alle armi, ai movimenti, quasi come rimane esposta una pellicola. Come se quelle forme e quei contrasti mi fossero rimasti impressi dietro agli occhi per sempre. Ma non visitasti mai il Giappone? Per molto tempo, no. Sono cresciuto spostan- domi ogni tre o quattro anni, cambiando scuole, case, amici, fidanzate.

Non dipendeva da me, non decidevo io. Anche quando ho iniziato a lavorare, le mie nuove sedi, Washington, il Cairo, erano posti che comparivano su una lista, dovevo indicarli in un elenco. Amici- zie, amori, avventure, errori. Ma il Giappone restava il mio sogno lontano. Ci andai relativamen- te tardi, nonostante da anni conoscessi il suo cinema, leggessi la sua letteratura, praticassi le sue arti marziali, studiassi la sua lingua.

Stavolta avevo scelto io, e fu come se ci fossimo sempre conosciuti. Oggi a volte bastano un profumo, un sapore, un suono, per far balena- re un ricordo che mi fa mancare il respiro.

Ci sarà pure qualcosa che non ti è mai andato giù del Giappone, per esempio nei rapporti sociali. È possibile riuscire a integrarsi in quel mondo, come cerca di fare Alex, il protagonista del tuo romanzo? Non è facile, ci vuole tempo, e bisogna tenere sempre gli occhi aperti, perché in Giap- pone non si impara ascoltando, ma guardando. E questo vale in qualsiasi situazione. Ed è un cocktail di bassifondi , atmosfere torbide , munga , erotismo , tradizioni antiche incontrate improvvi- samente svoltando l 9 angolo in una grande città dove imper- versano sincretismi moderni.

Il tutto servito in una inesora- bile trama noir. Come è nata Videa? Lo scenario impe- netrabile della Tokyo profonda mi ha sempre appassionato. Per me è stata un modo di far risaltare la luce e la purezza sullo sfondo della trama più buia.

Cosa hai trovato in- sopportabile nel modo in cui è cambiato il nostro Paese? Sono pochissimi quelli ancora disposti a prendersi le proprie respon- sabilità.

Credo che occorrerà sapersi difendere, ma sempre con il sorriso, e godendosi le cose buone della vita finché si è in tempo. Come giudichi la moda del sushi che nel frattempo imper- versava da noi?

Si direbbe che nessuno conosca nienV altro della cucina giapponese La cucina giap- ponese è talmente variegata e complessa che sarebbe davvero difficile riprodurla in Europa. Per forza di cose, per mancanza degli ingredienti originali, quello che arriva fino a noi, anche quando è preparato con cura, ne è solo una rappresentazione.

Il mio racconto attraversa spesso ristoranti, bar, locali nei quartie- ri dei divertimenti. Tante volte in Giappone ho trovato il cibo affascinante, direi anche ec- citante, almeno quanto le donne con cui ero seduto a mangiare e bere. Per questo la cinepre- sa ideale con cui riprendo le scene di Doromizu mescola la freschezza e i colori luccicanti del cibo, delle pinne, delle foglie, delle alghe, con quelli della pel- le, degli occhi, delle labbra, dei denti.

Parliamo delle donne giapponesi , oltre lo stereotipo. Si capisce benissi- mo che le giovani amiche che accompagnano Alex in tutta la sua vorticosa vicenda vivono a loro volta una contraddizio- ne: Eppure restano profondamente tradizionali. E questo che ren- de per noi cosi affascinante il Giappone? I personaggi femminili di Doromizu, pur nelle loro differenze, non hanno nulla di simbolico.

Sono reali, originali, e quindi modificano i loro comportamenti, il loro carattere, a seconda di dove si trovano. E non vi è nulla di falso in tutto questo, perché è un mondo dove i movimenti, i gesti, i silenzi, hanno la stessa capacità espres- siva delle parole. Molti trova- no indecifrabile Verotismo giapponese.

Sembra che loro riescano a conciliare perfetta- mente restremo pudore con la capacità di vivere istantanea- mente e totalmente la propria animalità È per buona educazione, per corte- sia, che i giapponesi si muovono o si siedono in un certo modo, che si mantengono alla giusta distanza, non perché altrimenti si commetterebbe un qualche peccato.

Ma direi che fanimalità si ferma qui. Quello dei giap- ponesi sembra un erotismo esteso al mondo , alle cose , non soltanto alle persone. È un equivoco culturale da parte nostra oppu- re veramente la dominazione e la passività sono componenti della cultura erotica giappo- nese? Tu sei anche un assionato praticante di marziali, in particolare Rendo, la scherma di spada ipponese.

Cosa ti attrae di più di questa pratica? Il maneggio della katana, della sciabola giapponese, mi ha regalato il senso della disciplina, una chiave indispensabile per raggiungere la libertà. A tavola, di fronte a una conchiglia ancora viva, ho visto accendersi negli occhi di mie commensali giapponesi una crudeltà giocosa, affascinante come quella dei gatti.

Dominare e subire non sono necessariamente associati ai rapporti tra uomo e donna. Potremmo interpretarla come una versione in salsa piccante del sistema confuciano. Grazie alla letteratura giappo- nese, vedi le opere di un classico come Junichiro Tanizaki, abbiamo una finestra su quanto sia complesso e raffinato questo gioco, e di quanto sia profon- damente radicato nella cultura nipponica.

Il quinto scudetto consecutivo è pronto per essere cucito sul petto di Madama con tanti saluti alle famigerate sorelle, che, invero, più passano gli anni e meno sembrano possibili pretendenti al titolo. Solo la bella guagliona partenopea è stata abbastanza sfrontata e suf- ficientemente impettita da far arrossire la vecchia Signora, almeno per buona parte della stagione. A prescindere dalla classifica finale, del campionato in corso resteranno i segni di una stagione vulcani- ca, mai monotona, tinta non solo di bianco e di nero.

Napoli e Juventus sono meritevoli di aver acceso, anzi riacceso, la serie A. Hanno regalato ai tifosi di calcio emozioni a non finire. Ma anche tanto materiale per gli studiosi di tradizioni e costu- me. Perché la lotta per lo scudetto è stata una sfida di sfide: In mezzo, scintille ed alabarde, petardi e pennacchi, sputacchi epemacchi. Alla faccia di chi prevedeva una Signora spom- pa, concessasi tanto, troppo a mister Conte.

Mr Antonio Conte aveva sistemato la Juve come un fortino in campo e fuori. Cento euro, dieci euro? Quelle volgari cifr ette, quella poverata sbandierata ai media era rimasta di traverso nel gozzo dei gourmet piemontesi per tutta la stagione, e chi se ne frega del quarto scudetto. È la Champions il vero obiettivo che i bianconeri si sussurrano nelle orecchie a bassa voce, più per pudore che per scaramanzia, o reale scetticismo. Cancellato da Conte fuori dal campo, ha mancato ogni occasione negli scontri importanti.

Il suo pedigree internazionale ha portato in casa Napoli giusto una coppetta Italia, troppo poco per i sogni accesi da De Laurentis nel popolo partenopeo. Quando r u b i o l a arriva Sarri si respira aria di smobilitazione. Il grande film sembra finito senza nessun gran finale. I tifosi napoletani perdonano tutto, purché si giochi. Al triplice fischio il verdetto è impietoso.

I tifosi partenopei sbuffano, quelli bianconeri alzano un ciglio. Dopo cinque giornate il disastro è completo: Ai napoletani appare in sogno Maradona che apostro- fa il non-gioco di Sarri come perdente, pericoloso, da metà classifica.

I tifosi si sentono umiliati: Non ci sono abituati a soffrire, i bianco- neri. I due atteggiamenti tattici, specchio di due mentalità molto precise, danno risultati opposti. Diventano la rivelazione del campionato. Sistemata la difesa, il Napoli è spavaldo e fatalista, gioca tutto a trazione anteriore. La coppia Higuain- Insigne, la più completa e spettacolare della serie A, sembra pronta a scardinare la Juve nel suo storico punto di forza: Il Napoli è secondo, ma si capisce che è solo una questione di tempo.

Perché Sarri vince e segna con metodo scientifico: I na- poletani sorprendono, spiazzati da tanto metodo. E alla fine si ricrede anche Maradona. Completamente diverso il percorso della Juventus dopo la sconfitta di Napoli.

Calato un sipario pietoso dei tifosi su una stagione al limite della decenza, la Juventus sembra scivolata fuori dallo scudetto partita dopo partita. Allegri tiene duro, tra forzati sorrisi in sala stampa e pericolosi mugu- gni in corridoio. I tifosi della Juve non perdonano.

Sir Buffon rompe il silenzio: Sarà stato il verbo del capitano, o la vittoria nel derby, o il dna Juventus, ma arriva la svolta della Juve. Anche in questo caso, i tifosi sono spiaz- zati. Tutto il resto Roma, Inter, e pure Fiorentina è noia. Schivo, determina- to e duro ai limiti della simpatia quando serve, il presidente della Juventus. Sempre troppo pre- sente, scenografico, accentratore oltre misura quello del Napoli.

La conquista del J Stadium sa di vecchie rivalse, di una resistenza al dominio sabaudo forse mai sopita. Si fa da parte pure Sanremo, oscurato dalle tele- camere in campo e spostato in differita sui Rai Internatio- nal per permettere agli amici sportivi nel mondo di assistere al match.

La partita in notturna riporta al più grande duello tra n. Anche le leggende sem- brano rispecchiare due diverse mentalità. Si atterra in campo. Il Napoli di Sarri sente la sfida, è spassionato e contratto. La Juve attende nella ragnatela, concentrata e cinica.

Il resto della storia è cosa nota. Il Napoli perdona, la Juventus no. Se calcio sta sempre per erba, porte, pallone, giocatori, il sesso diventa genere, D 1 1 R E N E maschile o femmi- nile, e subito la trama si ingarbuglia. Chi strabuzza gli occhi, chi si sganascia dalle risate, chi leva gli scudi. Loro, le donne, che ne sanno di calcio? In realtà, tra gioco e satira, lo vivono eccome e possono rac- contarcelo in una chiave alternativa.

Parliamo di una parodia scritta da entrambe, girata, montata e prodotta da Bea con un iPhone usando il terrazzo di casa come location. Osano, innanzitutto, impossessarsi di un campo maschile e cinguettare o fare la voce grossa tra tac- chetti e luoghi comuni e poi una comicità di frontiera, surreale e incalzante.

Per voi il pallone pesa di meno? Donne e calcio ovvero una rivincita scan- zonata ma pungente, ecco la linfa forte del duo in gonnella o calzoncini. Il teatro si mescola alla Rete insomma. Parola di Maddi , suona il piano, colleziona premi e riconoscimenti. Maria Beatri- ce è attrice, cantante è lei Milionaire Blonde , dj nota come BlonDj, autrice e produttrice web, esperta anzi maniaca in comunicazione digitale: E, con La mia compagnia , Giorgia in veste di impresario e regista, Bea di attrice.

Anche sul fronte abbordabile e liquido della Rete, dunque, ci vogliono il curriculum e il mestiere. Giorgia ha cono- sciuto Bea al laboratorio di Massimiliano Bruno: Quando si parla di fenomeni e consensi virali in linea di massima si scoprono quindi giovani che hanno coraggio- samente sondato la via del successo del terzo millennio. Le ultramoderne vie dello spettacolo sono effettivamente intriganti.

Un panorama eccitante ma complesso in cui la bravura artistica è solo uno degli ingre- dienti necessari, il resto è fiuto del costume, pratica di diavole- rie digitali, acuta osservazione dei trend per intercettare le fasce sensibili. Questione di linguaggio e di molto altro. Ferme le premesse di competenze e ap- peal, chiunque voglia tentare di emergere nel mare magnum del pianeta Internet ha meno freni e ingombri di chi bazzica i canali tradizionali.

Vogliamo parlare del femminismo 2. Della realtà, e non del reality, di uomini e donne? Bea Alonzi ci sta lavorando su con Ilovewomen. Come lei molti altri maghi del new entertainment entreranno sempre più nella nostra quoti- dianità: Anche in fatto di eros, porno e dintorni vedia- mo di che tam tam sono capaci una connessione a Internet e una cascata di visualizzazioni e like. Tra gli youtuber ci sono vere star, impossibile negarlo: Fanno tendenza e sono un punto di riferimento per centinaia di migliaia di te- enager.

È il caso di Jess Gre- enberg che si esibisce con voce, chitarra e strepitoso décolleté da maggiorata castigato solo da un reggiseno. Ogni perfor- mer scatena sul web il meglio di sé: A questo punto restia- mo connessi e seguiamo gli sviluppi. Quello non scontato e oltre i soliti, consolidati paletti.

Talento da vendere e un temperamento in campo piuttosto inquieto, talvolta irascibile, forse il limite più grande del campione ligure che non gli ha ancora permesso di raccogliere quanto meritereb- be. Perché, nonostante i tre titoli Atp già in bacheca e la 13esima piazza mondiale conquistata un paio di anni fa oggi gravita intorno alla 30esima posizione , Fabio Fognini potrebbe aspirare, per i valori espressi in campo, tranquillamente alla top ten e a qualche più prestigioso alloro.

Perché, dice, l'etichet- ta del genio sregolato ormai gli sta strettina, dopo aver ammesso innanzitutto a se stesso le proprie colpe, averne pagato il conto e star facendo del suo meglio per migliorare sotto questo aspetto. Un percorso nel quale la sua fu- tura moglie, Flavia Pennetta, sta giocando sicuramente un ruolo fondamentale Fabio , tu da piccolo sognavi di fare il cal- ciatore,.

Giocavo sia a cal- cio che a tennis, poi a quattor- dici anni ho deciso che il ten- nis era la mia vera passione. Il tennis rimane il mio sport preferito, anche se amo ancora giocare a pallone con gli amici, stando ovviamente molto attento a non farmi male. Perché c'è anco- ra tutta questa sproporzione di trattamento , anche a livel- lo economico e di esposizione mediatica,fra il calcio e gli altri sport?

Il calcio è uno sport collettivo, dove si gioca in team, ha tempi televisivi perfetti, al contrario del tennis per esempio. E poi di calcio si parla ovunque, giornali e tivù gli dedicano tantissimo spazio. Sei una delle co- lonneportanti della squadra di Coppa Davis. Un evento che giocatori e tifosi sento- no molto. Con VArgentina nei quarti di finale a luglio in quel di Pesaro come la vedi?

In Coppa Davis ho sempre dato tutto me stesso, mi piace aver la responsabiltà di giocare per il mio Paese, portare i colori della mia nazionale e vedere che tutta la squadra tifa e lotta insieme a te. Con rArgentina sarà una partita molto molto dura perché in Davis non ci sono partite facili e la classifi- ca conta ben poco. E dalle Olim- piadi, invece, cosa ti aspetti? Quali sono i tuoi obiettivi? Lottare e dare il meglio in campo.

Il sogno di qualsiasi atleta è una medaglia e sognare non costa nulla: Che rapporto hai con Roma e gli Interna- zionali? Sono davvero strepitosi, fantistici, unici, per cui il mio rapporto con la Città Eterna è davvero speciale. Genio e sregola- tezza in che rapporto stanno secondo te? Possono convi- vere anche se a volte possono avere una convivenza difficile.

In passato la seconda é emersa in campo ma credo di averne pagato le conseguenze ammet- tendo le mie colpe. Lo trovi un limite e pensi che ti abbia impedito di portare a casa risultati più impor- tanti? Tu sei cresciuto a suon di sfide , soprattutto in fase junior, con Novak Djokovic, Vattuale numero uno al mondo.

Cosa apprezzi di più di lui? Di Noie apprez- zo il fatto che con me non ha cambiato atteggiamento nonostante abbia scalato la classifica mondiale. Penso i problemi della vita, che sono ben più importanti di un rivale in campo.

Il tennis, come in genere lo sport, è un buon maestro di vita. Qual è l inse- gnamento più grande che ti ha dato finora? Lo sport ti insegna tanti valori, a partire dall'imparare ad apprezzare quello che si ha e si fa.

E poi ti insegna il rispetto per te stesso e per gli altri. Quali sono le rinunce che più ti pesano tra quelle a cui il tennis ti costringe? Cosa ha fatto secondo te la differenza fra te e lui, anche in considerazione del fatto che in fase junior era- vate molto vicini in termini di rendimento e risultati?

Voleva essere numero uno al mondo. Per cui penso la diffe- renza la faccia la testa. È la sua enorme forza di volontà, oltre alle sue grandi qualità atletiche e tennistiche, che lo ha portato sul tetto del mondo. Qual è stato fino- ra il momento più bella della tua carriera tennistica? Sono partite che ti lasciano emozioni uniche! Quello, invece, più difficile?

Le lesioni e gli infortuni sono la parte più dura di questo come altri sport. Alfinizio faccio sempre fatica ad accettarli, ma poi devo farmene una ragione e aspettare, lavora- re e ripartire. Più difficile battere i rivali sul campo o i problemi della vita? Fabio Fognini, 29 anni, è il numero uno del tennis azzurro che ha rag- giunto come suo best ranking la 13esima posizione mondiale nel , mentre ora si attesta intorno alla 30esima posizione.

Ha vinto finora tre tornei Atp, tutti sulla terra battuta, ed è fidanzato con l'ex collega Flavia Pennetta, che dopo aver vinto gli Us Open ha deciso di appendere al chiodo la racchetta per dedicarsi, fra le altre cose, alle imminenti nozze col suo Fabio.

In generale che rapporto hai con le regole? Le regole son fatte per essere rispettate e saltua- riamente infrante. Qualche volta sono un po' trasgressivo, in passato forse lo sono stato troppo Con risultati non sempre invidiabili. Tu che hai modo di viaggiare tanto e confrontarti continuamente con persone provenienti da altri Paesi, vedi la differen- za? Chi è secondo te 11 giocatore più forte di tutti i tempi? Stare lontano dalla famiglia e dagli amici.

Si viaggia tanto, troppo Come sei nella vita di tutti i giorni? Fuori dal campo intendo. Un ragazzo tranquillo a cui piace stare in compagnia. Questo mese compi 29 anni. Cosa ti rega- lerai per il tuo compleanno? Un bel Roland Garros? Eh eh ride , questa domanda non è per me! Devi farla a qualche ragazza. Diciamo che alla parte estetica ci ho sem- pre fatto parecchio caso! Flavia è una gran bella ragazza , oltre che una delle atlete italiane più vincenti di sempre , capace di vincere anche una prova del Grande Slam Us Open , ndr.

Cosa apprezzi di più di lei? Con cosa ti ha conquistato? Con la sem- plicità. Flavia è una donna con dei principi e dei valori umani uguali ai miei. Sesso e sport in che rapporto stanno?

Ce chi dice che il sesso farlo per esempio anche prima di un match aumenti le prestazio- ni sportive. Tu cosa ne pensi in base alla tua personale esperienza?

Sex, love and rock'n'roll forever! Ma anche attraverso la cura sem- pre più maniacale dei dettagli: Aspetti secondari rispetto alla missione principale in campo cioè vincere delle giocatrici, ma che di certo non passano inosservati. Brave, sexy e molto glamour. Che non hanno paura di osare dentro il campo e fuori, sfilando in pas- serella o posando in lingerie o senza veli sulle riviste patinate di tutto il mondo.

Sempre più ambite da sponsor che hanno fiutato quanto la loro avvenen- za possa fruttare in termini commerciali, disposti pertanto a offrir loro contratti pub- blicitari milionari. Concetto recepito dalla stessa Wta Wo- men's Tennis Association , che non disdegna di promuovere il tennis rosa nel mondo tramite campa- o petrone gne che puntano proprio sul lato fashion e sen- suale delle tenniste.

Il tennis - continua - non ammette pareggio e riporta alla mente i gladiatori delle antiche arene, dove si vinceva o si moriva. Emblema assoluto di que- sta tennistica ambivalenza è Maria Sharapova.

Nonostante le sue recenti disavventu- re legate al doping, rimane bellissima. Per gran parte del pubblico maschile la più bella del reame. Per alcuni un po' algida, sempre perfetta nel suo look fuori e dentro il campo. I gemiti, feroci, con cui la 28enne siberiana accompa- gna i suoi fendenti hanno un qualcosa di erotico, ipnotico, se ascoltati mentre si ammira- no le sue lunghe leve periate di sudore che corrono da una parte all'altra del campo. Un cocktail esplosivo che l'ha trasformata in un'icona dello sport moderno.

Ecco, fuori dal campo. Alta, bionda, occhi azzurri, solare, bella e una passione smodata per i tacchi vertiginosi che ha calzato anche in qualche sexy posa su riviste patinate. Et repro cum lacipis susa volores ex estiore sequi busa ati qui di t vel ipsandiam re rem sam et quati sit, il leste mperum liquo ducid qui odit optati dolor mos nem que et fuga.

Come dire, più si è forti e più si è belle, ovvero cigni fuori e leonesse dentro. Agnieszka Radwanska, polacca con best ranking numero 2 al mondo, immortalata senza veli nella sua elegante e altera bellezza i mugolii con cui accompagna in campo i suoi colpi sono ad altissima carica erotica e potrebbero essere tranquillamente scambiati con quelli tipici dell'inizio di un or- gasmo!

E ancora, la slovacca Da- niela Hantuchova, i cui nudi patinati hanno fatto sognare milioni di uomini nel mondo, la bulgara Tsvetana Pironkova e le romene Sorana Cirstea e Simona Halep, che è stata anche numero 2 del mondo ed è nota anche per essersi fatta ridurre il seno per agevolare la sua mobilità in campo.

Ma non ci sono solo quelle dell'Est a popolare i sogni erotici degli appassionati di tennis e belle forme. Senza tuttavia dimenticare la delicatissima danese Caroline Wozniacki, ex numero uno al mondo, Eugenie Bouchard, splendida, eterea canadese, 22 anni, capa- ce di raggiungere due anni fa la finale a Wimbledon, e l'inos- sidabile Venus Williams, la Ve- nere nera, sorella della numero uno Serena e a sua volta al top del ranking un po' di anni fa.

E poi ci sono le baby terribili che si stanno affacciando sulla scena internazionale: Ma non è una novità. Di liaison nate sui campi da tennis ce ne sono a iosa: Chris Evert e Jimmy Connors, Steffi Graf e Andre Agassi, Sharapo- va e Grigor Dimitrov, tanto per citare le più note, a dimostra- zione di come queste amazzoni della racchetta, molte delle quali in scena agli Internazio- nali Bnl d'Italia che si tengono a Roma fino al 15 maggio, siano grandi maestre anche nell'arte della seduzione.

Giocare sul Pietrangeli ai piedi delle grandi sculture in marmo di Carrara degli atleti anni '30 è, a detta di tante giocatrici e giocatori, un'esperienza davvero indimenticabile. La massima parte delle più forti tenniste del mondo sono di scena dall '8 al 15 maggio, insieme con i loro colleghi maschi, agli Internazionali Bnl d'Italia, uno dei tornei più importanti del circuito, dotato di un montepremi di 2. Tento la sorte e mi sdraio accanto a lei.

Non si sveste nemmeno, il nostro accordo non prevede nudità, si arrotola solo la manica sul braccio destro e io ringrazio il cielo che non studi da proctologa. È da mesi che ci masturbiamo l'un l'altra per noia e nono- stante il nostro acume non siamo riusciti a migliorare noi stessi, ci sarà una morale in tutto questo.

Non so cosa stia studiando, mi domando solo come riesca a leggere ondeg- giando in quel modo, la sua mano mi stringe come quando il tram frena improvvisamente e tu perdi l'equilibrio.

So che non è nei patti, ma guardo le sue gote rosse come nasi da clown e sorrido, men- tre mi masturba riesco solo a pensare a quanti punti sarebbe riuscita a fare ad Asteroids. Per lei sono solo un altro esperimento, forse sta cercando di dimostra- re qualcosa, forse, a me sembra solo invidia dei delfini. Ormai potrebbe cominciare una carriera da pilota di caccia quando mi accorgo che ha smesso di studiare, mi guarda. Senza rallentare soffia via il ciuffo che le copre il viso, i capelli cenere ricadono len- tamente nella stessa identica posizione, come una ragnatela scossa dal vento.

Capisco che non c'è una mora- le, non c'è un insegnamento, facciamo quello che faccia- mo solo per pura e semplice felicità. Se è lei a volersi sbrigare è già una gigantesca fetta di responsabilità che scivola via dalle tue spalle.

Ma non stiamo per fare ses- so, anche se mi piacerebbe. Non stiamo nemmeno per giocare a Monopoli, anche se sono convinto che mi spremerà comunque. Lei non è la mia ragazza, non voglio conquistarla, lei non vuole conquistare me. Vale per tutti tranne che per i delfini. Parlando di Feynman con lei siamo arrivati alla masturba- zione, non come argomento, come pratica.

Ci è voluta la Marvel per farlo diventare una star, nella minuscola tuta di Ant-Man, il supereroe che ha esordito la scorsa estate al cinema e che proprio in que- sti giorni è tornato sul grande schermo in Captain America: Eppure Rudd è sulla breccia da vent'anni, uno che ha esordito con un cult come Clueless, al fianco di una giovanissima Alicia Silverstone, e che si è costruito un curriculum di assoluto rispetto.

E allora che commedia sia, praticamente senza soluzione di continuità negli ultimi dieci anni, soprattutto al servizio di Judd Apatow che lo volle protagonista del suo progetto più ambizioso, Questi sono i 40, rac- conto agrodolce di una genera- zione che è cresciuta quasi senza accorgersene. Ma il Marvel Universe ha le sue regole e c'era decisamente bisogno di Scott Lang per poter aprire nuove strade narrative di una saga decisamente lontana dalla sua chiusura.

E all'orizzonte già si prospetta il secondo film dell'uomo formica, Ant-Man and thè Wasp. Nel mentre Paul si è anche tolto la soddisfazione di far parte dello straordinario cast vocale de II Piccolo Principe. Abbiamo incontrato Paul Rudd a Londra per parlare con lui di tutte queste cose e anche per capire se - come sembra essere avvenuto nel suo caso - la vita inizia davve- ro a quarant'anni Ve è passato di tempo. Un esordio di grande successo. Non saprei, ho avuto qualche altro successo come quello nel corso della mia car- riera, soprattutto a livello criti- co, ma non credo che nessuna delle cose che ho fatto dopo Clueless abbia avuto lo stesso impatto su una generazione.

Non era una cosa semplice , dopo il decen- nio dei grandi teen movie di John Hughes. Devo confessarti una cosa. I tempi sono cambiati, adesso ci sono i Marvel movie, della cui fa- miglia sei entrato a far parte anche tu. Non sono la stessa cosa. Insomma, quando ero al liceo se qualcuno non aveva visto The Breakfast Club l'unica spiegazione era che venisse da Marte.

Ma a quel tempo era soprattutto una questione generazionale e sociale. The Avengers è uno dei film più visti di sempre, ma non so se i giovani oggi intavolano discussioni attorno ai film della Marvel. Alla fine si cresce, o peggio si diventa vecchi Già, ma fa tutto parte del bagaglio che hai messo insieme e che ti porti dietro. Penso ai film che ho girato con Judd Apatow che sono quelli in cui mi sono messo maggior- mente in gioco. Queste esperienze mi hanno portato alla fine a poter essere Ant-Man e a scrivere il mio personaggio in un certo modo.

La scrittura è importante per te? No, sbagliato, devi far funzionare tutto prima sulla carta. Non c'è niente di più difficile del fare ridere il pubblico. Non ti sei mai sentito svilito dalVetichetta comica?

Più che altro non ho mai capito da dove arrivi. La mia formazione è nel teatro classico e fino a Anchorman, nel , non ho praticamente mai girato film comici. Oltre- tutto ho studiato con molti col- leghi che si sono specializzati in quel campo e che sono molto più bravi di me. No, non sono un attore comico, amo il ritmo della commedia e il suo scopo finale, far divertire lo spettato- re. Ma per quanto possa sem- brare assurdo, mi considero un attore drammatico.

Adesso sei anche un attore Marvel. Sinceramente non ci ho pensato. Mi sto godendo ogni minuto di quello che mi sta succedendo, ho lavorato sodo per Ant-Man come non avevo mai fatto in tutta la mia carriera e sono grato a chi mi ha scelto per avermi dato la possibilità di essere entra- to a far parte di qualcosa di enorme.

Quello di Ant-Man è un ruolo affascinante, ricoperto nel tempo da tre diversi protagonisti: È stato come andare a bere un bicchiere con un re. Ci sono tre attori al mondo che considero icone vere e pro- prie, e lui è uno di questi tre.

Professionalmente eravamo sul set e interpretavamo i nostri ruoli, ma poi nel bel mezzo di una scena mi veniva in mente che luomo di fronte a me aveva prodotto e interpretato Sindrome cinese insieme a Jane Fonda e Jack Lemmon. Come fai a non sentirti fortunato? Per curiosità, quali sono gli altri due? Jack Nicholson e Paul Newman. Entrambi grandi attori che sono anche passati alla regia. E tu, ci stai pensando? Ti spaventa Videa di abbandonare tutto per due anni e dedicarti a un unico progetto?

No, se ne valesse la pena non mi spaventerebbe. So che lo sentirei come un ob- bligo, e non come un piacere, nella convinzione di essere l'unico in grado di raccontare quella storia. Scelgo un molo perché mi piace, anche se è la sesta commedia consecutiva. Pensare di dovere uscire tutte le sere per andare in teatro e non potere stare con loro sarebbe una sofferenza. Faccio già tanto, vorrei vederli crescere.

Guarda caso la famiglia è un elemento narrativo fondamentale di Ant-Man. E adesso ti rivedremo con il costume addosso, ma non sarai da solo. Come stato lavorare con gliAvengers in ,f Captain America: Ho co- nosciuto Iron Man e Captain America! Scherzi a parte, c'è una sospensione incredibile dei sensi sul set, siamo noi per primi a credere che quello che facciamo sia vero. Una cosa molto vera c f è: Non è stato facile, per un anno ho dovuto seguire un regime alimentare molto rigi- do, iperproteico, con una dose di carboidrati ridotta all'es- senziale ed alcool eliminato completamente.

E comunque, sono un supereroe, non ne ho bisogno. Se tenti di conquistarla magari finisci per deprimerti. Del mio lavoro tantissimo. Non era quello il senso della domanda Fino a sedici anni disegnavi fumetti , poi cose successo? Il mio attestato recita: Un film mi ha 96 Q7 folgorato: Quel pomeriggio di un giorno da cani con Al Pa- cino e poi un incontro, quello con il professore di storia del cinema, Enzo Civita.

Aveva un passato da regista alle spalle, tanto da insegnare, e un debole per Marion Brando. Continuo a disegnare con il mio corpo e ho sostituito il foglio bianco con le pellicole. Hai recitato in " Gente di Roma". Che vuol dire essere diretti da Ettore Scola? Era uno di quelli che ti dava il suo punto di vista non dimenticando mai quale era la realtà. Lavorare con lui è stato meraviglioso: Mi diede una lezione per la vita: A lui che io fossi un came- riere nella vita non importava.

Sul set con noi c'era anche una disegnatrice: Roma è quella roba li? Per come la vedo io è più Suburra , indipendente- mente da chi ha girato cosa.

E poi ho un debole per Sollima e per i suoi film. La grande bellez- za è Roma filtrata dagli occhi di Sorrentino, una sua proiezione, Suburra è più vicino alla realtà. Se mi chiedessero con chi vorrei fare un film la risposta sarebbe Sollima. Dopo sei anni di onorata carriera in "Squadra Antimafia" hai deciso di volta- re pagina. Ti manca vestire i panni del poliziotto?

A mancare veramente sono i sette mesi di set. Mi mancano pistola e distintivo. Hai mai avuto paura di restare ingabbiato in un personaggio? Spero che non sia il pubblico a rimanere ingabbia- to e a percepirmi solo in un certo modo. La nuova stagione, uscirà a settembre e per il pubblico non è ancora successo nulla. Spero di non essere chiamato a interpretare solo ruoli da poliziotto. La fiction italia- na riuscirà mai a colmare il gap rispetto alle produzioni americane?

Me lo auguro, è la mia speranza e il motivo per cui mi alzo ogni giorno. Vorrei osassero di più anche nel raccontare certe storie: Non regge come alibi. Una delle tue idtime fatiche è stata Vopera prima di Gianclaudio Cappai "Senza lasciare traccia" Un piccolo film, ma solo nei mezzi produttivi, un low budget per intenderci. Interpreto un fochista di una ciminiera che vive solo in alcuni flashback. È stata una bella sfida. Zero battute, poche scene. Quasi una missione impossi- bile per un attore.

Mi piace dare voce ai silenzi, ecco! Isabella Rago- nose e Francesco Montanari sono i due protagonisti e la produzione è Fandango. Stimo tantissimo Vicari e spero di lavorarci presto ancora insieme: È il rovescio della medaglia. Mica basta dire di essere cattivi.

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